Collezioni di riviste e periodici donate da antiquario Ferraguti a Emeroteca Tucci.

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Decine di collezioni di rari periodici otto/novecenteschi sono state donate all’Emeroteca Tucci da Ivo Ferraguti, il maggiore antiquario d’Italia di giornali e riviste, costretto dal covid a chiudere a 85 anni la sua attività.

Il legame tra il donatore di Parma e la struttura situata nel Palazzo delle Poste è anch’essa antica perché Ferraguti, come Roberto Bracco, prima di conoscere il successo tra libri e giornali, lavorava nel settore delle spedizioni; e per dieci anni era vissuto a Napoli, dirigendo una filiale in via Poggioreale, con casa a Bellavista..

In seguito aveva intrapreso con successo la nuova attività a Parma, diventando il “re di tutto il pubblicato” , nel senso che con pazienza e tenacia andava cercando in Italia e all’estero i fascicoli mancanti alle collezioni di grandi riviste , da “Solaria” al “Primato” , dal “Journal d’Utrecht” alla “Campana de Lugar”, dal “Saturday Magazine” alla “Guirlande de Julie” che poi, a collezioni completate, vendeva a università e bibliofili di mezzo mondo, dopo averle offerte in anteprima all’Emeroteca Tucci, finendo per attirarsi anche qualche garbato rimbrotto, come accadde per aver dirottato verso Piazza Matteotti a Napoli la raccolta completa e rarissima di “Le Mot” , la rivista satirica pacifista antitedesca diretta da Jean Cocteau e illustrata da Paul Iribe. Ugualmente fu rimproverato a lui, emiliano, di aver ceduto alla napoletana “Tucci” un gran numero di giornali bolognesi, modenesi e ferraresi (settanta testate poi esposte in una mostra) che mancavano alle biblioteche dell’Emilia-Romagna. E, ancora, quando aveva acquisito la biblioteca di un futurista defunto cedette il pezzo migliore ai suoi amici partenopei, una copia esclusiva di “Non c’è”, la commedia stampata da Francesco Cangiullo nel 1909 e mancante a tutte le biblioteche italiane. Alle diecimila e cento collezioni della “Tucci” si sono aggiunte ora le intere collezioni della “Revue des arts decoratifs” fondata a Parigi nel 1880, del “Ricoglitore” di Milano del 1820, del “Ricoglitore italiano e straniero” di Milano del 1834, della “Voce della verità” di Modena del 1831 , della “Ragione” di Torino del 1854, del “Rinascimento” del 1905, del “Politecnico”del Cattaneo del 1839 che consolideranno il primato dell’emeroteca napoletana quale punto di riferimento certo per ricercatori delle università di quattro continenti, anche se incerto è reso il suo futuro da morosità e inadempienze altrui..

    (ANSA).

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