Colloquio Mitico, da sabato 21 alla Galleria Fonti.

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La Galleria Fonti è lieta di presentare Colloquio Mitico, progetto espositivo con opere storiche di Giuseppe Capogrossi, Pietro Consagra, Philadelphia Wireman, in dialogo con quelle recenti di Fabian Marti, Seb Patane e Paul Thorel.

 

Il progetto – il cui titolo è preso a prestito dalla scultura di Pietro Consagra “Colloquio Mitico” (1959) – tende a creare “inattesi colloqui” tra artisti di questo e del secolo precedente che con modalità e media diversi: la scultura per Consagra, Wireman e Marti, la pittura per Capogrossi e Patane, la fotografia per Thorel, indagano ieri come oggi sulle possibili e molteplici declinazioni del concetto di astrazione. Un unione di tema nella diversità. E’ un percorso “rizomatico”, citando Deleuze e Guattari in “Mille piani”, che invita a “praticare un concatenamento orizzontale e molteplice attraverso una logica della contiguità e del contagio (mai della filiazione o della discendenza)”.

 

In mostra “Colloquio Mitico” di Pietro Consagra (Mazara del Vallo, 1920 – Milano, 2005),  la scultura prodotta in due esemplari (uno in collezione Peggy Guggenheim a Venezia) che proviene dal prestito di una collezione privata e che fa parte della serie di opere scultoree in bronzo “Colloqui” realizzate dall’artista siciliano a inizio carriera tra il 1952-1963. “Sculture astratte caratterizzate – come amava ripetere l’artista – dalla ricerca della frontalità con un’innovativa e rivoluzionaria riduzione ad unico punto di vista”. Achille Bonito Oliva in “Scultura Consagrata” scrive:«Le sculture di Consagra tendono ad occupare un altro spazio, quello dell’immaginario dello spettatore. […] Ecco che allora nasce una possibilità di dialogo non imposto, ma stimolato. E l’arte ha questo scopo, produrre segni ed evitare segnali» (testo estratto dal filmato “Artisti allo specchio” dedicato a Pietro Consagra e prodotto dalla Rai,1987).

 

Giuseppe Capogrossi (Roma, 1900-1972) è noto per un rigoroso e personale astrattismo caratterizzato dalla reiterazione di un’unica forma-segno che dal 1950 in poi lo renderà famoso in tutto il mondo. In mostra viene esposta “Superficie 535”(1961) – prestito di collezione privata -, una delle serie di tele che rappresentano il passaggio dell’artista dalla figurazione a una personale astrazione segnica. “Superficie 535” è un’opera che venne usata come immagine tipo nel manifesto realizzato in occasione della X Quadriennale di Roma nel 1973.

 

La presenza in mostra di Philadelphia Wireman rappresenta un caso a parte nella storia dell’arte del XX secolo. Dietro “L’uomo dei fili di Philadelphia” – così viene identificato – si cela un misterioso artista americano di cui non si sa nulla e che rappresenta un caso esemplare nello sterminato territorio della Outsider-art. La storia è curiosa. Tra la fine degli anni Settanta e inizi anni Ottanta in un quartiere di Philadelphia sono state trovate vicino ad un cassonetto una serie di scatole con all’interno tanti (circa un migliaio, e per la maggior parte di piccole dimensioni) oggetti fatti con materiali vari da riciclo legati o assemblati con fili di ferro (da qui il suo nome). “In poche ore le casse ed il loro contenuto sono passati dal vicolo dei suburbi, allo studio del direttore del dipartimento d’arte della locale università, per giungere infine agli spazi della galleria di John Ollman, gallerista tra i più importanti al mondo nello studio e nella commercializzazione dell’arte degli Outsiders. Ancora oggi non si sa chi sia l’autore di queste sculture e il caso, per così dire, rimane irrisolto, proponendosi come vero e proprio simbolo dell’outsider-art, declinata in questo caso nella sua pura e cristallina anonimità. Le sculture del misterioso Philadelphia Wireman hanno molto in comune con altri famosi outsider, da Judith Scott a Emery Blagdon, trovando altresì strette analogie con molti, celebri manufatti dell’arte cosiddetta alta, da Christo a John Chamberlain” (cfr www.equilibriarte.net/article/424/Philadelphia-Wireman).

 

Il lavoro di Fabian Marti (Friburgo, 1979. Vive e Lavora a Zurigo  e Los Angeles) – artista che ha già avuto tre personali presso la galleria Fonti nel 2007, 2011 e 2015 – consiste nel riutilizzo spesso ironico e dissacrante, di simboli, allegorie e raffigurazioni di tradizioni antiche pagane e religiose, ma soprattutto del modo in cui sono stati rivisitati e talvolta totalmente capovolti nel loro significato dalla storia o dalla storia dell’arte. L’artista opera una personale interpretazione di questi segni storici, sia nella forma che nel linguaggio in modo estremamente minimale. Attraverso l’utilizzo del computer e dello scanner lavora su contaminazioni, modificazioni e occultamenti concettuali.

In mostra vengono esposte una serie di sculture in ceramica che persa la forma e funzione di partenza come piatti giocano ad essere altro. Dischi in vinile che non suonano o bersagli da tiro? Un esercizio sulle possibili e molteplici varianti di forma e colore astratte.

 

Seb Patane (Catania, 1970. Vive e lavora a Londra),  artista che ha già avuto tre personali presso la galleria Fonti (2007, 2011 e 2014), lavora sul concetto di alterazione fisica e mentale operando una sorta di editing attraverso il riutilizzo e la trasformazione di elementi spesso già esistenti che generano nuove narrazioni. Questo procedimento artistico è una metafora relativa all’idea di controllo e di possesso e al contrasto tra figurazione e astrazione. In mostra vengono selezionati una serie di collages polimaterici legati alla visualizzazione, per così dire, dodecafonica e “astratta” del suono.

 

Paul Thorel (Londra, 1956. Vive e lavora tra Napoli e Parigi) presenta una recente serie di stampe digitali colorate a pastello dal titolo Derive Laterali.

Da sempre interessato all’oltrepassamento dei limiti del territorio fotografico tradizionale, Paul Thorel può essere considerato un precursore del trattamento digitale dell’immagine, metodo da lui percorso fin dai primi anni ’80. Le sue “fotografie a memoria” di ritratti e paesaggi, in bianco e nero e dotate di una profondità tridimensionale, dal dato reale di partenza diventano elementi di una vertiginosa manipolazione spesso dagli esiti astratti. *

*L’artista è rappresentato dalla galleria Guido Costa di Torino e dalla galleria Massimo Minini di Brescia

 

Artisti: Giuseppe Capogrossi, Pietro Consagra, Fabian Marti, Seb Patane, Paul Thorel, Philadelphia Wireman.

Titolo: Colloquio Mitico

Inaugurazione: 21 gennaio 2017 ore 11.00

Periodo: dal 21 gennaio al 16 marzo 2017

Orari di apertura: dal lunedì al venerdì ore 11 – 14 / 16 – 20

o su appuntamento

Info: 

tel +39 081411409  

email: info@galleriafonti.it

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