Nella giornata di martedì, nelle province di Caserta, Napoli, Roma, Avellino e Benevento, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 17 persone (occ in carcere, agli arresti domiciliari, divieti di dimora e misure interdittive), ritenute gravemente indiziate di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, istigazione alla corruzione, turbata libertà degli incanti, riciclaggio e autoriciclaggio.
Al centro dell’indagine c’è Nicola Ferraro, ex consigliere regionale dell’Udeur, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e considerato un “colletto bianco” del clan dei Casalesi.
Il sistema ruotava attorno alla manipolazione degli appalti pubblici, in particolare quelli legati alla gestione dei rifiuti, attraverso pressioni politiche, favori personali e presunti scambi di voti.
Il sindaco di Arienzo, Giuseppe Guida (Forza Italia), è agli arresti domiciliari.
Avrebbe ottenuto migliaia di voti grazie a Ferraro, in cambio della revoca dell’appalto rifiuti alla società Econova, sostituita dalla Czeta Srl, vicina a Ferraro.
Stesso schema: l’appalto rifiuti sarebbe stato manipolato a favore della Czeta Srl.
Indagati: l’ex sindaco Angelo Ciampi e Pietro Buonanno, presidente della commissione di gara.
Si ipotizza il pagamento di una tangente di 10.000 euro come parte di una somma più ampia.
Il rettore Antonio Garofalo è stato colpito da un’interdittiva di un anno.
Secondo l’accusa, avrebbe ricevuto una vacanza a Mykonos in cambio della revoca di un appalto a Romeo Gestioni, riassegnato alla Dussman Service spa.
L’appalto rifiuti sarebbe stato assegnato alla ditta di Ilario grazie all’intervento di imprenditori legati al clan Nuvoletta.
Coinvolti: Domenico Romano, Vincenzo Agizza (ai domiciliari), e Luigi Grimaldi, consigliere comunale.
Ferraro avrebbe stretto accordi con Francesco Santapaola, nipote del boss Nitto Santapaola.
Obiettivo: far ottenere l’appalto rifiuti (lotto nord) a imprenditori collegati, i Ciummo di Cassino.
La lunga e complessa attività ha complessivamente portato alla luce alcune vicende illecite condotte intorno alla figura di riferimento di un potente imprenditore particolarmente attivo nel settore dei rifiuti e delle sanificazioni e già condannato per la sua partecipazione esterna al clan dei casalesi, col ruolo di imprenditore di riferimento del gruppo criminale Schiavone-Bidognetti.
L’indagine ha consentito di evidenziare che l’imprenditore, dal 2022 e fino almeno a fine 2023, dopo un lungo periodo di carcerazione, avrebbe ripreso a svolgere la stessa attività per la quale in precedenza era stato condannato.
In particolare, il predetto è risultato al centro di una serie di vicende dimostrative della sua capacità di infiltrarsi nel tessuto delle pubbliche amministrazioni (dai comuni alle aziende sanitarie), che gli avrebbe consentito di raggiungere lo scopo di orientare gli appalti in favore di imprenditori di settore che a lui — ed ai suoi complici — si rivolgevano per ottenere illecitamente commesse pubbliche o appalti di servizi, in cambio di somme di denaro stabilite in percentuale rispetto all’importo dell’appalto aggiudicato.
E’ così emersa l’esistenza di un “sistema” – operante nel settore di grande interesse per la criminalità – basato sulla corruttela di funzionari pubblici e sulla infiltrazione nella gestione degli appalti. In particolare nell’ambito della raccolta dei rifiuti, demandato in gestione ai comuni, ha visto esprimersi diverse condotte corruttive realizzate con gli amministratori locali, al fine di veicolare le aggiudicazioni in favore dei compiacenti imprenditori di riferimento — la C.d. “rendita” era costituita dall’importo percentuale riferito al valore dell’aggiudicazione.
Nel settore delle sanificazioni la capacità di infiltrazione era funzionale alla preesistente esistenza di una sorta di “cartello di imprese”, le quali partecipavano, di volta in volta, alle gare avendo la certezza della programmata “rotazione” tra di esse. A ciò, alle volte, si sommava il meccanismo del sub-appalto da parte delle ditte aggiudicatarie a favore di, altrettanto compiacenti, imprenditori rientranti nel sistema.
Tutti i proventi di tale, enorme, giro di affari confluivano presso uno degli imprenditori del cartello che, proprio nel corso dell’attività, alla fine del 2023 subì una perquisizione ed il sequestro di circa due milioni di euro, rinvenuti occultati all’interno della sua abitazione. Il denaro, oltre ad essere accumulato, veniva inoltre recapitato al dominus dell’ articolato sistema illecito, attraverso la movimentazione e la custodia ad opera di altri suoi complici.
Le indagini hanno anche disvelato rapporti ed infiltrazioni con manager di ditte operanti nel settore delle pulizie/sanificazioni e fornitura di servizi presso importanti strutture pubbliche.
I provvedimenti eseguiti sono misure disposte in sede di indagini preliminari, avverso le quali sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari delle stesse sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
















































