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Danno erariale di 1,3 milioni contestato da Corte dei Conti a consorzio per assistenza migranti

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Avrebbero risparmiato sui servizi assistenziali destinati ai migranti ospitati nei centri del consorzio “Maleventum”, utilizzando poi parte delle somme pubbliche per spese personali, tra cui viaggi, soggiorni e acquisti di lusso, questa la motivazione dell’invito a dedurre da parte della Corte dei Conti.

Ammonta a 1,3 milioni di euro il danno erariale contestato dalla Guardia di Finanza di Benevento e dalla Procura regionale della Corte dei conti per la Campania a otto persone, tra cui ex dipendenti della Prefettura di Benevento.

I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno notificato altrettanti inviti a dedurre, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal vice procuratore Davide Vitale e dal procuratore Giacinto Dammicco.

Gli indagati e il ruolo del consorzio

Gli inviti a dedurre riguardano Paolo Di Donato, ritenuto amministratore di fatto e dominus del consorzio, e gli amministratori e rappresentanti legali dell’ente tra il 2014 e il 2018: Renza Fusco, Elio Ouechtati, Giuseppe Caligiure e Giovanni Pollastro.

Tra i destinatari figurano anche Felice Panzone, ex funzionario della Prefettura addetto alla gestione dei centri e gli ex dirigenti dell’Area Immigrazione Maria Rita Circelli e Giuseppe Canale.

A Panzone viene contestato di aver avvisato in anticipo i gestori dei centri dell’arrivo di ispezioni di Prefettura, Asl, Nas e delegazioni Onu, e di non aver avviato le procedure sanzionatorie previste. Contestazioni analoghe riguardano gli altri ex dirigenti dell’Area Immigrazione.

Oltre 20 milioni di fondi pubblici gestiti dal consorzio

Secondo gli accertamenti, tra il 2014 e il 2018 il consorzio “Maleventum” avrebbe ricevuto oltre 20 milioni di euro dalla Prefettura di Benevento, fondi del Ministero dell’Interno destinati all’accoglienza dei richiedenti asilo. Gli amministratori e i loro familiari avrebbero dirottato una parte consistente di queste risorse, secondo la Procura contabile, a fini personali.

Le irregolarità nei centri

I controlli della Guardia di Finanza hanno documentato: gravi carenze igienico-sanitarie, sovraffollamento, insufficienza di beni e servizi essenziali, mancanza degli standard di sicurezza, violazioni dei capitolati d’appalto.

Spese di lusso e trasferimenti di denaro

Secondo la Procura contabile, gli indagati avrebbero impiegato i risparmi ottenuti tagliando i servizi in: acquisti in boutique di marchi come Hermès, Chanel e Prada, viaggi e soggiorni, trasferimenti di denaro a familiari del gestore di fatto, altre operazioni ritenute estranee agli scopi dei finanziamenti pubblici.

 


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