Elezioni del sindaco di Napoli virtuale: intervista al candidato Carlo Dini

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Ad ottobre ci saranno le elezioni comunali per eleggere il successore di De Magistris ma c’è anche una corsa parallela a diventare sindaco di Napoli virtuale, di una città denominata Partenope. Sembra un gioco invece non lo è perché l’intenzione è quella poi di un’interazione tra il sindaco virtuale e quello reale. La voce pseudo-istituzionale del sindaco virtuale sarà quella della città reale senza i filtri e i compromessi della politica che porterà proposte, consigli, critiche anche mirate per sbloccare una situazione che vede Napoli arrancare senza possibilità di svolte significative anno dopo anno, amministrazione dopo amministrazione. Un esperimento politico sociologico inedito questo di Napoli, primo in Italia e in Europa, che potrà avere sviluppi ben più interessanti di quelli ad oggi immaginabili.

Ne vogliamo parlare con Carlo Dini, progettista e scrittore, ideatore della piattaforma Sudexit, un toscano legato testa e cuore a Napoli da più di trent’anni, nonché candidato a sindaco virtuale.

Perché questa candidatura?
«Sono anni che promuovo l’idea che il vero problema di Napoli non è l’inefficienza dei suoi amministratori quanto semmai la loro sudditanza ad un sistema, quello italiano, che vuole Napoli relegata nell’angolo. E’ un meccanismo perverso di colonizzazione culturale ed economica che ha prodotto la fuga, nel corso degli anni, di energie umane, investimenti, aziende… Persino la camorra non investe più a Napoli, il che la dice lunga! Voglio portare sul tavolo del confronto istituzionale questo tema, senza se e senza ma.»

Secondo lei perché questo tema è fuori dal dibattito politico?
«Semplice! I partiti e le istituzioni sono ingranaggi del Sistema Italia, idem per le istituzioni locali. Un ingranaggio non può girare in modo diverso da come è stato pensato. Un po’ come se un dirigente si mettesse contro la linea del Consiglio di Amministrazione: sarebbe fuori in tempo zero.»

Ci sono però 500 sindaci del sud che hanno formato una frangia per protestare contro la sfavorevole distribuzione delle risorse del Recovery Fund…
«E’ una protesta condotta da sindaci coraggiosi, sindaci di comuni minori, quelli che hanno un rapporto più stretto con la comunità… Una protesta istituzionale, com’è ovvio che sia, peraltro totalmente inascoltata dal Governo!»

E quale sarebbe la sua idea?
«Sulla questione fondamentale del Recovery Fund, serve che chiunque dia il suo contributo per non far sgonfiare la protesta dei sindaci. Media, associazioni di categoria, singoli imprenditori e cittadini, nuovi sindaci… Nessuno escluso, a cominciare dal prossimo sindaco virtuale di Napoli. Per quanto riguarda Napoli, la mia idea è quella di pretendere risposte chiare sul ruolo che dovrà avere questa città nei prossimi anni. Se si ha interesse a risolvere il problema di Napoli, valutiamo le soluzioni… Ma che siano efficaci alla prova dei fatti. Intanto io ho due proposte semplici, percorribili e di sicura efficacia.»

A questo punto ce le dica!
«Prima di tutto si deve iniziare a dare a Napoli ciò che si dà alle altre città. Oggi Napoli riceve una frazione rispetto a quanto ricevono Milano, Torino, Firenze o Roma e questo non è più tollerabile. Il Recovery Fund è solo uno dei tanti esempi. Serve un osservatorio permanente che calcoli trasferimenti ordinari, straordinari ed investimenti pubblici. E’ indispensabile monitorare il flusso dei trasferimenti perché ogni occasione è buona per favorire il nord. La Costituzione Italiana, la più importante delle leggi, prevede semmai che si dia di più a chi ha meno… Non il contrario! L’equità nella ripartizione delle risorse è però solo il primo punto, indispensabile affinché il divario non aumenti. Ma noi, questo divario, lo dobbiamo colmare. E siamo alla seconda proposta: è indispensabile pensare ad una defiscalizzazione forte e generalizzata per aziende e persone fisiche per dare ossigeno al sistema produttivo e attrarre nuovi investimenti. Questo non solo per Napoli ma per tutto il Mezzogiorno, di cui Napoli deve tornare a farsi carico in quanto capitale morale.»

Non le sembra un’ipotesi un po’ fantasiosa?
«Come ho detto, la Costituzione Italiana prevede misure eccezionali in casi eccezionali. Anche la legislazione ordinaria prevede la possibilità di aree a fiscalità di vantaggio (le ZES) e aggiungerei che l’Europa stessa prevede diversi regimi fiscali al suo interno. La defiscalizzazione non sarebbe “solamente” la soluzione per invertire certe dinamiche ma rientrerebbe in una generale logica di affermazione del Principio di Giustizia. Non è accettabile che a Napoli un’azienda o un cittadino paghino le stesse tasse dei loro corrispettivi milanesi quando a Milano ci sono infrastrutture, sistemi di trasporto, sanità, asili nido e servizi che Napoli può solo sognarsi. Per non parlare degli extracosti di sistema… costo del denaro, dell’energia, delle assicurazioni, dei carburanti… tutto più caro a Napoli come nel resto del Mezzogiorno. Non è un caso se molte aziende si trasferiscono al nord per convenienza. La defiscalizzazione può contrastare ed invertire la tendenza.»

Ma dove si trovano le risorse per mettere in campo una politica di defiscalizzazione di queste proporzioni?
«Le risorse ci sono. Ci sono state per dare 14mld di euro per EXPO Milano (e non voglio entrare nel merito dell’iniziativa), si sono trovati i soldi per salvare Banca Etruria e le altre banche del nord nonché per finanziare l’Ecobonus 110%, l’ennesimo regalo a chi ha di più pagato da chi ha meno… Se si vuole davvero dare una svolta alla questione meridionale, le risorse vanno trovate. Se si intende continuare a parlare di sud per riempirsi la bocca di tanto in tanto, governo dopo governo… Allora che si dica chiaramente. Ne prenderemo atto.»

Un programma questo, che è un po’ lontano dai problemi concreti di una città in cui sono tante le cose da fare, non le sembra?
«Qualsiasi progetto ha bisogno di risorse per essere realizzato. La questione delle risorse è prioritaria rispetto a tutto, a maggior ragione in un comune in dissesto finanziario come Napoli. La città ha già decine di meravigliosi progetti nel cassetto, altre decine sono nei miei cassetti… basta avere i soldi per fare.»

Ce ne dica almeno uno…!
«Il mio sogno è quello di ricucire la metropoli, rimettere insieme in un unicum organico Napoli e le tante città che la circondano… La più straordinaria metropoli d’Italia. Mi piacerebbe iniziare col ricreare delle interconnessioni culturali attraverso la rete dei teatri che operano in tutto il territorio metropolitano: una piattaforma sulla quale poter facilmente essere fruitori dell’offerta culturale: dal Magma di Torre Annunziata all’Art Garage di Pozzuoli, dal Garibaldi di Santa Maria C.V. passando per i grandi e piccoli teatri di Napoli città. Nuovi flussi energetici e culturali oltre alle sinergie tra i vari enti attivabili grazie alla rete. Poi c’è il sogno di realizzare il water front metropolitano, il più spettacolare lungomare che si possa immaginare… da Castellammare di Stabia fino a Bacoli passando per Via Caracciolo, 60km di architetture antiche e moderne, centri storici, ville vesuviane, zone archeologiche, stabilimenti termali, musei, spiagge, vulcani e laghi… Un attrattore turistico senza eguali!»

E quindi? Per tornare con i piedi per terra?
«I piedi sono già a terra. Bisogna solo partire col piede giusto: creare le condizioni economiche affinché tutto sia realizzabile. Per questo motivo credo sia indispensabile non perdere questa occasione anche se può sembrare un gioco. L’elezione del sindaco virtuale potrebbe essere il primo tassello di questo grande progetto.»

Cosa si deve fare? «Semplicissimo! Basta fare una grande azione di senso civico: iscriversi al sito www.comunedipartenope.it e votare. I partiti qui non c’entrano. Sono Carlo Dini, uno dei cinque candidati, forse il più radicale, di sicuro il più meridionalista.»

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