Fuori al Forum – Intervista all’attrice e scrittrice Gabriella Di Luzio.

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di Corinne Bove

Diretta dai migliori registi della cinematografia italiana, da Fellini a Tornatore, la brava attrice Gabriella Di Luzio, si racconta. Sul suggestivo Lungomare di Napoli, la brava artista si lascia andare ai ricordi, alle emozioni e ai dolori che hanno segnato la sua esistenza, non perdendo mai il sorriso e la solarità che la contraddistinguono.

Una donna brillante, coraggiosa, che, nell’intervista rilasciata alla Gazzetta di Salerno, svela ai lettori il potere “catartico” della scrittura.

Diventare attrice è sempre stato un tuo sogno?

“Sin da piccola avevo riscoperto in me la passione per la rappresentazione e la messa in scena. Ero dotata di grande fantasia e scrivevo delle storielle che poi mettevo in scena con mia sorella, oggi un affermato medico, e un’amichetta che redarguivo aspramente perché, di questi lavoretti, io ero regista, autrice e prima attrice. Far divenire questa passione una professione è accaduto, quindi, in maniera spontanea, proprio nella mia città natale che è Napoli. Ho mosso i primi passi nelle cantine dell’avanguardia, rappresentando Brecht, Viviani. In campo teatrale ho spaziato attraverso tutti i generi, partecipando a numerose tournée e quando compresi che il mestiere di attrice era scritto nel mio destino, decisi di trasferirmi definitivamente a Roma per poter dedicarmi  al meglio alla carriera artistica”.

Oltre alla tua brillante carriera percorsa su palcoscenici e set cinematografici, ti sei dedicata di recente anche alla scrittura, sei già autrice di due libri e di un terzo in uscita. Virginia Woolf sosteneva che una donna, per scrivere, avesse bisogno di denaro e di una stanza tutta per sé. Gabriella Di Luzio di cosa ha bisogno per scrivere? 

 “Personalmente, ho bisogno di creare silenzio dentro e fuori di me. Intraprendere un viaggio all’interno di me stessa, anche quando parlo degli altri. Tutto questo richiede concentrazione, una mente libera da pensieri contingenti e disposta ad avventurarsi in quel mare magnum denso di fascino che è quello della scrittura. Mi piace tradurre le emozioni in parole e quando finisco un libro mi sento orfana di scrittura e avverto, quindi, un’impellente necessità di ricercare nuovi pretesti, idee e ispirazioni per catapultarmi in una nuova ed esaltante avventura”.

Nel tuo primo libro “La morte ha bussato alla mia porta”, parli della tua drammatica esperienza avuta in passato con il cancro. Si dice che dopo aver superato un dolore si riesce ad apprezzare di più la vita. La tua che risvolti ha avuto?

“Il mio primo libro è dolorosamente autobiografico. Parlo della mia discesa negli inferi, nel mondo del cancro. La scrittura è stata per me terapeutica e compagna fedele dal giorno in cui mi fu dato il tremendo verdetto. Scrivere mi ha dato forza per combattere le difficoltà di un angosciante percorso che ho dovuto affrontare  in solitudine, dopo essere stata abbandonata da un uomo che amavo e da persone che credevo amiche.

Dopo i due interventi e il ciclo di chemioterapie ho cominciato ad apprezzare ancora di più la vita. Ho eliminato le cose non importanti e reciso rapporti di finta amicizia. Anche nei momenti peggiori dobbiamo ricordarci che la vita è un dono”.

Dal dolore fisico passiamo col tuo secondo libro “Rapsodia degli amori perduti”, alle pene d’amore. Con grande maestria hai saputo immergere la penna nell’universo femminile, descrivendo passioni estreme, sentimenti latenti, gioie e abbandoni. Ma cosa è per te l’amore?

“L’amore rappresenta un mondo talmente complesso che circoscriverlo in un concetto potrebbe  risultare riduttivo. L’amore è  la linfa della vita, da cui ha origine tutto. Con “Rapsodia degli amori perduti” ho intinto la penna in questo universo così affascinante,  abbandonandomi interamente  alle emozioni. Ho affrontato l’amore in tutte le sue valenze, da quello profano a quello più sublime, anche se ritengo che non esista amore spirituale se non supportato da una poderosa dose di passione e viceversa”.

Un anticipo sul tuo prossimo libro in esclusiva per la Gazzetta di Salerno?

Nel mio prossimo libro parlerò di storie estreme, quelle che in apparenza sembrano sfiorare il confine del credibile e che sono, invece, tutte rigorosamente accadute. Sono storie che ho raccolto e che sto raccogliendo con grande passione. Mi considero una“ladra” di vita, perché amo rubare la vita degli altri e trasferirla, poi, nel racconto scritto. Il mio prossimo libro riguarderà, quindi, storie vere, storie borderline e le cosiddette confessioni inconfessabili.

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