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Monaldi, Procura smentisce, nessun altro caso

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La Procura della Repubblica di Napoli ha chiarito con una nota ufficiale che non esistono altri trapianti sospetti oltre a quello che ha coinvolto il piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre al Monaldi. Gli inquirenti hanno così smentito le indiscrezioni diffuse dal Tg1, ribadendo che l’indagine resta concentrata esclusivamente su quell’intervento e sulle condizioni in cui l’organo è arrivato in sala operatoria.

La cornice dell’inchiesta resta dunque circoscritta, ma i dettagli che emergono sulla gestione del prelievo e del trasporto del cuore da Bolzano a Napoli diventano ogni giorno più inquietanti.

Secondo la relazione di 295 pagine firmata dai vertici dell’Azienda dei Colli, l’ospedale Monaldi era dotato fin dal 2023 del sistema Paragonix, un contenitore tecnologicamente avanzato progettato per garantire la conservazione ottimale degli organi durante il trasporto. A dicembre — data del prelievo — erano disponibili tre dispositivi: due in sala trapianti e uno di riserva in farmacia .

Nonostante ciò, l’équipe inviata a Bolzano per il prelievo del cuore destinato a Domenico ha dichiarato agli inquirenti di non essere a conoscenza della presenza di tali dispositivi in azienda. Una giustificazione che ha lasciato “sbigottiti” i magistrati, considerando che il Paragonix rappresenta lo standard più sicuro e aggiornato per il trasporto degli organi.

In assenza del kit hi‑tech, il cuore è stato trasportato in condizioni che gli stessi investigatori definiscono “di fortuna”. Un operatore della sala operatoria di Bolzano ha riferito che l’équipe napoletana era sprovvista del contenitore sterile previsto dalle procedure. Per ovviare alla mancanza, sarebbe stato utilizzato un barattolo di plastica per esami istologici, non sterile e normalmente destinato ai reperti anatomici.

L’infermiere ha dichiarato di aver mostrato il contenitore alla cardiochirurga del Monaldi, che avrebbe risposto: “Va bene” .

Il cuore, già inserito in un sacchetto, sarebbe stato quindi collocato nel barattolo non idoneo, poi sistemato in un box frigo descritto come simile a quelli “da campeggio”, con ghiaccio parzialmente sciolto.

Il racconto dell’operatore di Bolzano aggiunge un ulteriore elemento critico: il ghiaccio necessario per mantenere l’organo alla temperatura corretta non era disponibile in sala. È stato richiesto all’ufficio del coordinatore e consegnato in una scatola di polistirolo. Anche in questo caso, la chirurga avrebbe confermato che “andava bene” .

Il ghiaccio è stato poi disposto attorno al barattolo non sterile, inserito nel box frigo dell’équipe napoletana, già parzialmente riempito con ghiaccio sciolto.

Le testimonianze raccolte finora delineano un insieme di anomalie che, sommate, potrebbero aver compromesso la conservazione dell’organo:

  • mancato utilizzo dei dispositivi Paragonix disponibili al Monaldi;
  • assenza di un contenitore sterile durante il prelievo;
  • uso di un barattolo non idoneo;
  • ghiaccio improvvisato e non conforme;
  • box frigo non professionale e privo di termometro.

Gli inquirenti stanno ora valutando se queste condizioni possano aver contribuito al danneggiamento del cuore, che secondo le prime ricostruzioni sarebbe arrivato a Napoli già compromesso.

La Procura continua a lavorare per ricostruire ogni passaggio del prelievo e del trasporto, con l’obiettivo di accertare eventuali responsabilità penali e amministrative. Sette medici risultano indagati. Nel frattempo, la direzione dell’ospedale di Bolzano ha già disposto lo spostamento del coordinatore dell’officina ospedaliera ad altro incarico.

 


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