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Monaldi, salgono a 7 gli indagati, richiesto incidente probatorio

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Domenico morto in seguito al trapianto di un cuore danneggiato durante il trasporto: sono 7 gli indagati e la Procura ha chiesto di procedere con un incidente probatorio per eseguire l’autopsia.

Il pm Giuseppe Tittaferrante che coordina le indagini per la Procura partenopea ha inoltrato al gip del tribunale di Napoli la richiesta di procedere d’ufficio con l’incidente probatorio per l’espletamento dell’esame autoptico e della perizia medico legale collegiale. Un passaggio sul quale il giudice dovrebbe decidere nei prossimi due giorni.

Nel registro degli indagati sono iscritti i 6 componenti dell’équipe che il 23 dicembre scorso ha eseguito il trapianto sul piccolo Domenico, morto sabato mattina dopo 60 giorni in coma farmacologico, e una dirigente dell’ospedale Monaldi.

Le indagini sulla morte del piccolo Domenico, il bimbo di due anni deceduto per le conseguenze del trapianto di un cuore danneggiato, entrano in una fase decisiva. Anche questa mattina i carabinieri del Nas sono tornati all’ospedale Monaldi per acquisire nuovi atti, mentre emergono ulteriori elementi che potrebbero aggravare il quadro investigativo.

L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, denuncia una grave omissione nella documentazione consegnata dall’ospedale: «Nella cartella clinica manca il diario di perfusione, il tracciato della circolazione extracorporea che indicherebbe il momento esatto in cui al bambino è stato rimosso il suo cuore prima dell’impianto di quello danneggiato».

Il legale segnalerà formalmente la mancanza alla procura domani mattina. Un elemento che potrebbe rivelarsi cruciale per ricostruire la sequenza degli eventi del 23 dicembre, giorno del trapianto.

Quella che si apre è una settimana chiave per l’inchiesta. La procura dovrà fissare l’autopsia, fondamentale per il sequestro e l’analisi dell’organo compromesso, prelevato a Bolzano e trapiantato al piccolo Domenico.

Gli accertamenti dovranno chiarire:

  • se il cuore fosse già danneggiato al momento dell’espianto;
  • quale ruolo abbia avuto l’uso del ghiaccio secco durante il trasporto;
  • perché l’équipe del Monaldi sia partita con un contenitore di plastica, invece dei box tecnologici che garantiscono il controllo della temperatura;
  • chi abbia fornito il ghiaccio artificiale a Bolzano.

La mamma del piccolo, Patrizia Mercolino, oggi non è uscita di casa per la prima volta dopo due mesi di pellegrinaggi quotidiani in ospedale. Ha scelto di restare accanto al marito Antonio e ai due figli maggiori, accogliendo in silenzio amici e parenti.

A tutti ha ribadito la richiesta di “verità e giustizia”, ma anche il desiderio che Domenico «non venga dimenticato» quando i riflettori si spegneranno.

Per questo domani, insieme all’avvocato Petruzzi, si recherà da un notaio per costituire un comitato di raccolta fondi destinato alla nascita della Fondazione Domenico, che aiuterà:

  • bambini con gravi problemi di salute;
  • famiglie vittime di presunti casi di malasanità.

La legge richiede un capitale iniziale di almeno 30mila euro: cittadini, associazioni e istituzioni hanno già annunciato il proprio sostegno.

Davanti al Monaldi, genitori di bambini morti in ospedale hanno voluto rendere omaggio a Domenico. Tra loro Alessandro e Daniela, mamma e papà di Sara, deceduta a 16 anni per leucemia, che accusano i medici di aver utilizzato una terapia sperimentale «che le ha tolto la dignità che ogni essere umano merita».

I funerali si terranno nella cattedrale di Nola, probabilmente giovedì o venerdì, dopo che verrà effettuata l’autopsia. Intanto, davanti alla casa della famiglia cresce un tappeto di fiori, peluche e biglietti. Su uno striscione campeggia una frase che ha commosso l’intera comunità: “Non dovevi diventare una notizia, dovevi diventare grande.”

La vicenda riapre una ferita profonda nella storia del Monaldi, un tempo simbolo dell’eccellenza cardiochirurgica italiana. Il 15 gennaio 1988, nello stesso piazzale oggi colmo di omaggi per Domenico, una folla festeggiava il primo trapianto di cuore nel Sud Italia, eseguito da Maurizio Cotrufo.

Cotrufo, oggi 87enne, ha ricordato la tensione e l’emozione di quel giorno: «Mi presi un quarto d’ora per decidere, il più lungo della mia vita. Quel trapianto segnò l’inizio di una storia straordinaria.»

Negli anni successivi il Monaldi divenne un punto di riferimento internazionale. Poi, nel 2017, il ministero della Salute sospese i trapianti pediatrici dopo una serie di esiti negativi e criticità organizzative. Proteste, scioperi della fame, petizioni e accuse di “smantellamento” segnarono una lunga fase di crisi.

Le attività sono riprese gradualmente, ma il caso di Domenico riporta alla luce ombre pesanti sulla gestione della cardiochirurgia pediatrica.


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