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Morte Domenico, il chirurgo: sono io la vittima

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«Io so solamente che le cose le ho fatte bene… io sono la vittima». Con queste parole, pronunciate durante la trasmissione Lo stato delle cose su Rai 3, il cardiochirurgo Guido Oppido rompe il silenzio e respinge ogni accusa. Il medico dell’ospedale Monaldi di Napoli è indagato per omicidio colposo nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo deceduto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore rivelatosi fatale.

Oppido, che rivendica «undici anni dedicati ai bambini della Campania» e «tremila interventi» eseguiti, ha evitato di rispondere nel merito alla contestazione più grave: aver proceduto alla rimozione del cuore del piccolo prima di verificare le condizioni dell’organo destinato al trapianto. «Di tutte queste belle cose ne parleremo con i giudici», ha dichiarato.

L’indagine ruota attorno a due interrogativi cruciali: Si poteva salvare Domenico? Il cuore destinato al trapianto era già compromesso prima dell’intervento?

Secondo quanto emerso, l’organo sarebbe stato danneggiato dal ghiaccio secco durante il trasporto. Le nuove conversazioni acquisite dagli inquirenti tra gli infermieri in sala operatoria aggiungono un dettaglio drammatico: il bambino sarebbe rimasto senza cuore per almeno 45 minuti. L’organo nuovo sarebbe arrivato alle 14:30, ma solo alle 15:14 i medici avrebbero tentato di scongelarlo sotto l’acqua, quando il trapianto non era ancora iniziato.

Oggi, all’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli, si terranno: l’incidente probatorio, che dovrà cristallizzare le prove tecniche, e  l’autopsia, passaggio indispensabile per chiarire cause e responsabilità.

La procedura ha rischiato di slittare, ma il gip Mariano Sorrentino ha accolto la richiesta di ricusazione del legale della famiglia, Francesco Petruzzi, sostituendo uno dei periti, Mauro Rinaldi, con il professor Ugolini Livi.

Petruzzi anticipa le aspettative della famiglia: «Ci aspettiamo emerga che si sarebbe potuta percorrere un’altra strada terapeutica, soprattutto quando è arrivato un secondo cuore». Il legale chiede inoltre chiarimenti su una possibile lesione al ventricolo sinistro e sull’esatto orario del clampaggio aortico, oltre alla consegna della cartella anestesiologica, che non sarebbe stata trasmessa dal Monaldi.

La direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, interviene con una lettera al Mattino per respingere ogni accusa di ritardi o occultamenti.

Sostiene che: le indagini interne sono iniziate il 30 dicembre, sono stati ascoltati chirurgo e responsabile trapianti, gli atti sono stati trasmessi alla Procura l’11 gennaio, e inviati anche a Regione Campania e Ministero della Salute.

«Chi parla di occultamento dei fatti cerca solo facile consenso», conclude la manager.

L’incidente probatorio e l’autopsia sbloccheranno anche la possibilità di fissare i funerali, che potrebbero tenersi nel Duomo di Nola. La premier Giorgia Meloni avrebbe espresso la volontà di partecipare, compatibilmente con gli impegni istituzionali.


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