La superperizia di 553 pagine depositata ieri dai professori Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini, nominati dal gip di Napoli Mariano Sorrentino, ribalta in modo significativo il quadro tecnico sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo deceduto il 21 febbraio 2026 dopo il fallimento del trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 all’ospedale Monaldi.
Secondo i periti, Domenico poteva essere salvato. Una conclusione che apre scenari giudiziari nuovi e potenzialmente dirompenti.
Le cause individuate: trasporto errato e mancato ricorso al Berlin Heart
La perizia individua due snodi critici:
Il trasporto e la conservazione del cuore del donatore, prelevato a Bolzano e giunto a Napoli danneggiato dal ghiaccio secco. I periti censurano la condotta della dottoressa Gabriella Farina, responsabile dell’espianto, ritenendo “non congrua” la scelta di non verificare la quantità di ghiaccio disponibile e di non accertare la natura del materiale fornito (ghiaccio secco, inadatto alla conservazione dell’organo).
La gestione post‑operatoria al Monaldi, dove – una volta constatato che il cuore era irrimediabilmente compromesso – il piccolo fu mantenuto in Ecmo anziché essere collegato entro 72 ore al Berlin Heart, il cuore artificiale extracorporeo.
Secondo i periti, il Berlin Heart avrebbe preservato la funzionalità d’organo, rendendo il bambino candidabile a un ritrapianto con una probabilità di sopravvivenza significativa.
Il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, quantifica: «Se entro 72 ore fosse stato collegato al Berlin Heart, Domenico avrebbe avuto oltre il 70% di possibilità di riuscita».
I cardiochirurghi Oppido e Bergonzoni: “condotta conforme” sulla cardiectomia, ma resta il nodo del referto
La superperizia non attribuisce responsabilità chirurgiche al primario Guido Oppido e alla sua vice Emma Bergonzoni per l’avvio della cardiectomia, ritenuta “conforme alle regole mediche” in un contesto emergenziale.
Tuttavia, resta aperto il fronte giudiziario sul presunto falso materiale e ideologico contestato ai due medici per la cartella clinica del trapianto. Il tribunale del Riesame, chiamato a valutare la misura interdittiva (12 mesi per Oppido, 7 per Bergonzoni), ha rinviato l’udienza al 21 settembre dopo la richiesta della difesa di acquisire la superperizia.
L’avvocato Alfredo Sorge, difensore di Oppido, sostiene: «La perizia conferma che la condotta chirurgica è stata corretta». Petruzzi replica: «Forse non l’hanno letta bene: la perizia dice che Domenico sarebbe vivo se Oppido avesse fatto il suo dovere. E allora perché falsificare la cartella clinica?».
La famiglia: “Catena di errori dall’inizio alla fine. Vogliamo giustizia”
In diretta su Ore 14 (Rai 2), la madre del bambino, Patrizia Mercolino, ha commentato con dolore e fermezza:
«È stata una catena di errori dall’inizio alla fine. Hanno giocato con la vita di mio figlio e hanno pensato di poter nascondere tutto. Domenico non me lo riporta nessuno, ma chi ha sbagliato deve pagare».
Il padre, Antonio Caliendo, e l’avvocato Petruzzi hanno mostrato alcuni passaggi della perizia: discrepanze cronologiche nell’atto operatorio, bozze del referto modificate, versioni diverse della sequenza chirurgica, mancata verifica dello stato del cuore arrivato da Bolzano.
Petruzzi annuncia battaglia: «Alla luce della perizia, chiederò alla Procura di valutare l’ipotesi di omicidio volontario e non più colposo».
Le prossime tappe giudiziarie
Le conclusioni dei periti saranno discusse nel contraddittorio tra difese e Procura nelle udienze di incidente probatorio del 12 e 13 novembre, snodo decisivo per la qualificazione delle responsabilità penali.
Il caso Caliendo, già complesso e doloroso, entra ora in una fase processuale ancora più delicata, con una superperizia che potrebbe ridefinire l’intera vicenda.
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