Provarono a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda. Fu questo l’ultimo disperato tentativo di alcuni infermieri dell’ospedale Monaldi di Napoli, per salvare l’organo destinato al piccolo Domenico, il bimbo di due anni morto sabato scorso dopo 60 giorni di coma farmacologico, in seguito al trapianto con il cuore danneggiato. A raccontarlo agli inquirenti che indagano per omicidio colposo sono stati, come riferisce La Repubblica, i sanitari spiegando che l’organo, arrivato dall’Alto Adige in una borsa frigo da scampagnata e refrigerato con il ghiaccio secco, si era congelato. Un tentativo fallimentare cui seguì la decisione del cardiochirurgo di impiantare comunque il cuore ormai bruciato.
Dalla testimonianze rese dai sanitari ascoltati dalla Procura di Napoli, emerge anche che l’espianto del cuore malato dal piccolo Domenico è avvenuto prima dell’arrivo del cuore prelevato a Bolzano, alle 14:18, mentre il via libera dell’arrivo dell’organo è giunto solo alle 14:22, 4 minuti dopo. Dalle sommarie informazioni, emergerebbero anche momenti di tensione, secondo un’infermiera avvenuti il 10 febbraio, nel corso di una riunione a cui ha partecipato anche il cardiochirurgo che ha impiantato il cuore danneggiato. Dalle testimonianze raccolte tra i presenti nella sala operatoria a Napoli, poi, emergerebbero “particolari scioccanti” secondo quanto riferito dall’avvocato Francesco Petruzzi.
“Questo cuore è duro come una pietra, questo cuore non farà nemmeno un battito, non partirà mai” – queste le drammatiche parole che avrebbe pronunciato il chirurgo dopo aver visionato l’organo, ormai congelato dal ghiaccio secco.
Parole esasperanti, di dolore, che già in quel momento probabilmente avevano fatto maturare l’idea di non poter salvare il piccolo, avendo a disposizione un cuore danneggiato che, purtroppo, non avrebbe fatto “neppure un battito”. Il personale medico avrebbe tentato l’impossibile, cercando di “scongelare” l’organo ma per il piccolo Domenico non restava che attendere un altro cuore.
Le indagini intanto vanno avanti a tutto campo. Ieri i Nas si sono recati all’ospedale San Maurizio di Bolzano e si sono fatti consegnare l’elenco di tutto il personale coinvolto nell’intera procedura di espianto e trasporto del cuore, destinato al piccolo Domenico. Gli inquirenti vogliono capire chi abbia messo il ghiaccio secco e non quello normale nella borsa frigo destinata al trasporto del cuore. Secondo l’ospedale dei Colli di Napoli, infatti, si è trattato di un “elemento determinante nella causazione del danno e al quale sono ascrivibili le conseguenze successive”.
Tuttavia, alcune ricostruzioni investigative ipotizzano che il deterioramento possa essere avvenuto anche prima del trasporto, nelle fasi dell’intervento che si sono protratte per oltre un’ora e mezza tra incisione ed espianto.
Per ora non ci sono indagati a Bolzano mentre sono 7 gli indagati a Napoli: i 6 componenti dell’équipe che il 23 dicembre scorso ha eseguito il trapianto sul piccolo Domenico, e una dirigente dell’ospedale Monaldi.
Il giorno dell’espianto del cuore destinato al piccolo Domenico, il 23 dicembre scorso, nella sala operatoria dell’ospedale di Bolzano non erano presenti soltanto i cardiochirurghi arrivati da Napoli. Accanto all’équipe partenopea operava anche un gruppo di specialisti provenienti da Innsbruck, impegnati nel prelievo di altri organi dal donatore.
Secondo quanto riportato dal Corriere dell’Alto Adige, sarebbero stati proprio i medici austriaci a notare criticità durante le fasi dell’intervento, in particolare una congestione rilevante che avrebbe coinvolto fegato e cuore mentre stava lavorando il team campano. La situazione avrebbe generato momenti di forte tensione in sala operatoria, con la necessità di intervenire rapidamente per stabilizzare il quadro.
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