Numeri, volti e pittura: l’artista Barbara Karwowska presenta i suoi ‘Tombolati’

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Si chiama ‘Tombolati’, un termine che esiste come participio passato (da tombolare, sinonimo di ‘cadere’ con l’accezione di una modalità rovinosa) ma che come aggettivo rappresenterebbe un neologismo, la nuova idea dell’artista Barbara Karwowska. La pittrice, venuta alcuni decenni fa a Napoli dopo un’infanzia nell’est dell’Europa, è un vero vulcano di idee e da tempo quando si tratta di dipingere propone strane dove classico e nuovo si abbracciano, si mescolano, convivono felicemente. ‘Tombolati’ vuole essere una vera e propria linea pittorica, con sue regole non scritte: è Barbara a scegliere il soggetto da dipingere, il quale pesca un numero dal tipico cesto in vimini che porta la stessa pittrice che sarà il numero che mostrerà nell’opera, nei pressi del viso e poi più grande alle spalle. Se il primo numero non convince chi lo ha pescato, ha diritto a tre possibilità in tutto. Ci sarà poi un secondo step: un nuovo quadro, questa volta con il soggetto in una situazione che ricorda all’artista il significato del numero, secondo l’ispirazione del momento.

‘Tombolati’ parte con il ritratto della poetessa e scrittrice, artista e giornalista Emilia Sensale, dipinta col numero 56, ‘la caduta’. Un significato importante per Emilia poiché l’ha pescato in un momento particolare dove davvero sentiva di essere caduta e l’onore dell’invito di Barbara ad essere la prima a partecipare all’idea ha rappresentato un’opportunità importante per proseguire nella sua volontà di rinascita. “I ritratti non sono un semplice riportare i tratti di un viso – spiega Barbara Karwowska – ma si instaura un rapporto tra artista e soggetto dipinto. Ogni pittore ha il suo modo di dipingere, ma è nei particolari di un volto riportato sulla tela che l’artista mette molto di più di una pennellata, ci sono emozioni, sensazioni, ricordi, c’è il voler catturare l’anima del soggetto per illuminarla”. Immancabili poi i dettagli tipici della pittura di Barbara Karwowska, vale a dire i centrini e le piume, rispettivamente simboli di un ricordo d’infanzia, vale a dire una sua tovaglia bianca all’uncinetto comprata al mercatino che le ricordava la nonna, e della volontà di un futuro ricco di leggera speranza.

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