Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato le quattro misure cautelari e l’aggravante del metodo mafioso nei confronti dei presunti esecutori materiali dell’attentato ai danni del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre 2025. I quattro indagati restano dunque in carcere, come già disposto dal giudice per le indagini preliminari.
La decisione del Riesame è in linea con quanto riportato anche dalla stampa nazionale: il collegio ha ritenuto sussistenti gli elementi che configurano l’azione come attentato con metodo mafioso, confermando integralmente il quadro accusatorio formulato dalla Procura capitolina .
Il movente resta ancora oscuro
Secondo quanto emerge dagli atti, il movente dell’azione dinamitarda non è stato ancora chiarito. L’unico presunto mandante indicato dagli inquirenti è Valter Lavitola, figura nota e amico del giornalista di Rai3, ma nei suoi confronti non è stata emessa alcuna misura cautelare .
Gli avvocati dei quattro arrestati avevano chiesto: l’annullamento della custodia cautelare, la revisione dell’ipotesi di associazione per delinquere con metodo mafioso.
Il Riesame ha però respinto integralmente le istanze difensive, confermando la gravità del quadro indiziario.
Un caso che resta delicato
L’attentato contro Ranucci, avvenuto con un ordigno collocato nei pressi della sua abitazione, aveva destato enorme preoccupazione nel mondo dell’informazione e della politica. La conferma dell’aggravante mafiosa rafforza l’ipotesi che l’azione sia stata condotta con modalità tipiche delle organizzazioni criminali, anche se la matrice e le motivazioni restano da decifrare.
Indagini ancora in corso
La Procura di Roma prosegue gli approfondimenti per: chiarire il ruolo dei quattro esecutori, verificare eventuali ulteriori responsabilità, definire il contesto in cui è maturato l’attentato.
Il procedimento resta dunque aperto, con nuovi accertamenti attesi nelle prossime settimane.

















































