Tentano di far entrare telefoni nascosti nelle scarpe nel carcere di Secondigliano.

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Una veduta esterna dell'area femminile del carcere di Rebibbia, dove una detenuta ha tentato di uccidere i suoi due figli, Roma, 18 settembre 2018. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
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Si erano fatti sistemare 4 microtelefoni e 4 cavetti Usb scavando nella gomma delle suole della scarpe indossate dal figlio minorenne di un detenuto del reparto “alta sicurezza” con l’obiettivo di scambiarle con quelle del padre durante i colloqui.

Tentativo fallito, però, nel carcere napoletano di Secondigliano, ieri dove gli agenti della polizia penitenziaria, secondo quanto riferisce l’Uspp, sono riusciti a bloccare madre e figlio prima che incontrassero il loro familiare. “Si avverte sempre di piu’ la necessità – dice Ciro Aurticchio, segretario regionale dell’Uspp – di dotare la polizia penitenziaria di strumenti tecnologicamente avanzati in grado di schermare le carceri dalle comunicazioni cellulari con l’esterno”.

Auricchio, che loda l’alta professionalità dei colleghi, ribadisce la necessità di un intervento normativo “volto a punire l’introduzione e la detenzione in carcere dei telefoni cellulari” attraverso l’istituzione “di uno specifico reato”. (ANSA).

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