Il decreto della Procura di Napoli prevede il sequestro di tutti i dispositivi informatici – telefoni cellulari, computer e altre apparecchiature – trovati in possesso dei sei indagati accusati di avere promosso, organizzato, diretto o finanziato un’associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico.
L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Maurizio De Marco e dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli, ha portato questa mattina a una serie di perquisizioni tra Napoli e Firenze.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Digos, le attività di propaganda si svolgevano principalmente online, attraverso profili social riconducibili agli indagati, alcuni dei quali creati con identità fittizie.
Sui canali monitorati venivano esaltate le gesta delle Brigate Rosse e delle Nuove Brigate Rosse, con frasi ritenute dagli inquirenti inequivocabili nella loro natura apologetica.
Tra i sei indagati figura anche un 17enne, considerato dagli investigatori uno dei più attivi nella gestione dei contenuti e nella diffusione dei messaggi. Cinque degli indagati risiedono a Napoli, uno a Firenze.
I cinque napoletani sono stati accompagnati in Questura dalla Digos per gli adempimenti di rito.
All’esterno del palazzo di via Medina si è radunato un gruppo di sostenitori che ha esposto bandiere rosse del partito dei Carc, contestando l’operazione giudiziaria.
Sui social, ambienti vicini al movimento parlano di “montature giudiziarie” e di un presunto utilizzo del “reato di parola” introdotto dai recenti pacchetti Sicurezza, accusando lo Stato di voler “criminalizzare ogni cenno di dissenso”.
Dalle attività di monitoraggio emerge che gli indagati avrebbero più volte celebrato figure come Nadia Desdemona Lioce, esponente delle Nuove Brigate Rosse – Nuclei Comunisti Combattenti, condannata all’ergastolo per gli omicidi dei giuslavoristi Massimo D’Antona e Marco Biagi.
Oltre alla propaganda online, gli indagati avrebbero anche portato in piazza le loro posizioni, partecipando a manifestazioni e cortei in cui sarebbero stati esposti slogan e simboli riconducibili alla lotta armata.
Le contestazioni riguardano: associazione con finalità di terrorismo o eversione, apologia di terrorismo tramite social network, diffusione di contenuti inneggianti alla lotta armata, partecipazione a iniziative pubbliche con simboli e riferimenti alle BR
L’inchiesta è ancora in corso e gli inquirenti stanno analizzando il materiale sequestrato, ritenuto potenzialmente decisivo per ricostruire la rete di contatti e il livello di organizzazione del gruppo.
Scopri di più da Gazzetta di Napoli
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


















































