Il Cpr dovrebbe essere costruito in località La Piana, su un’area di circa 63 ettari a sud‑ovest del centro cittadino, non lontano dalla Domiziana. La struttura sarà composta da moduli abitativi con una capienza massima di 120 persone. Nell’area antistante sono previsti spazi per le attività delle forze dell’ordine e dell’ente gestore: uffici, sale operative, servizi igienici, locali tecnici, area di prima accoglienza, parcheggi e impianti di supporto.
Un Centro di permanenza per il rimpatrio sorgerà a Castel Volturno, in provincia di Caserta. Lo prevede un bando da 41 milioni di euro pubblicato da Invitalia per la progettazione e realizzazione della struttura, destinata al trattenimento amministrativo dei cittadini stranieri irregolari. Il progetto, reso noto solo nelle ultime ore, ha però già scatenato un fronte di opposizione che coinvolge sindacati, parrocchie, associazioni e parte delle istituzioni locali.
Il progetto ha aperto uno scontro istituzionale: il presidente della Regione Campania Roberto Fico annuncia opposizione legale e politica, definendo il Cpr una scelta che penalizza un territorio già complesso.
La Cgil di Napoli e Campania definisce i Cpr “luoghi non riformabili ma da superare”, citando il dato secondo cui solo il 10% delle persone trattenute viene effettivamente rimpatriato. Secondo il sindacato, i Cpr rappresentano una spesa inefficace e comportano violazioni sistematiche dei diritti, mentre Castel Volturno avrebbe bisogno di investimenti in lavoro regolare, servizi, politiche abitative e inclusione, non di nuove strutture detentive.
Il vescovo Pietro Lagnese parla di una scelta che “addolora profondamente” e che rappresenta “un’offesa per il territorio del litorale Domitio”, già segnato da stigma e marginalità. Sottolinea inoltre che il Cpr rischia di assimilare irregolarità amministrativa e criminalità, privando della libertà persone che non hanno commesso reati.
Le parrocchie della zona chiedono chiarimenti sull’impatto sociale e criticano una decisione percepita come calata dall’alto, senza coinvolgimento della comunità.
Le associazioni antimafia definiscono i Cpr “il punto più estremo di un sistema fondato sulla repressione” e ricordano le numerose denunce su condizioni di vita indegne, abusi, accesso limitato alle cure e casi di violenza. Ritengono la scelta particolarmente grave perché Castel Volturno è un territorio già fragile, con una lunga storia di accoglienza e iniziative sociali.
“Il CPR di Castel Volturno, che sarà realizzato da Invitalia per conto del ministero dell’Interno, è una struttura necessaria per rafforzare la sicurezza in Campania e rendere più efficace la gestione dell’immigrazione irregolare. Parliamo di soggetti destinatari di provvedimenti di allontanamento, che non hanno titolo per restare sul nostro territorio.
Per questo stupisce che la sinistra scelga ancora una volta di opporsi per ragioni puramente ideologiche, cedendo alla solita sindrome NIMBY: va bene tutto, purché non si faccia nulla.
Noi invece pensiamo che i tempi siano maturi per dotare anche la Campania di un CPR, così da sottrarre dalle nostre città immigrati irregolari ritenuti pericolosi e garantire ai cittadini maggiore tutela, più controllo e più legalità. Chi boicotta queste scelte non fa il bene del territorio, ma difende un modello fallimentare di immigrazione incontrollata che scarica sui campani insicurezza e degrado”.
Lo dichiara il deputato e coordinatore della Lega in Campania Gianpiero Zinzi.
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