Pd, Renzi tira dritto, si va verso la scissione. Nuova Sinistra il nuovo soggetto politico, dentro D’Alema, Bersani, Rossi ed Emiliano.

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Tanto tuonò che piovve, l’Assemblea del Pd si è conclusa con Renzi dimissionario dalla segreteria, con la reggenza del partito in mano al presidente Orfini e con l’annunciata scissione della minoranza che, se non è stata ancora ufficializzata, di fatto c’è già stata, anche se ancora non sono chiari i numeri.

In extremis è emersa anche la disponibilità a candidarsi alla segreteria da parte del Ministro della Giustizia Andrea Orlando in nome dell’unità del partito. Tentativo che sembra velleitario in quanto l’impressione è che i giochi siano già fatti da tempo.

L’assemblea dei dem di fatto si è giocata su chi dovesse assumersi la responsabilità della scissione, con Renzi ed i suoi da una parte e la minoranza guidata dal governatore della Toscana Rossi, da quello della Puglia Emiliano e dal dalemiano Speraanza ad accusarsi a vicenda.

Secondo un retroscena pubblicato dal quotidiano Repubblica il nuovo soggetto politico dovrebbe chiamarsi Nuova Sinistra, al quale dovrebbero aderire anche gli ex segretari Bersani e D’Alema, oltre che Rossi, Emiliano e Speranza, avrebbe già pronta una piattaforma politica alternativa al Pd e conterebbe (qui il condizionale è davvero d’obbligo) su una pattuglia parlamentare di 38 deputati e 15 senatori.

Soprattutto la rappresentanza al Senato renderebbe problematica la tenuta del governo Gentiloni (renziano) anche se Rossi ha rassicurato (sappiamo però quanto valgano le rassicurazioni in casa Pd, lo sa bene Enrico Letta) che la nuova formazione nn farà mancare il sostegno all’esecutivo.

I toni al momento non sembrano concilianti, come dimostra Debora Serracchiani, vicepresidente del partito e governatore del Friuli: “Sarebbe abbastanza curioso il calcolo secondo il quale chi esce oggi poi possa allearsi di nuovo tra qualche mese, sarebbe surreale e complesso. La scissione mi pare oggettivamente fondata sul no a una persona”.

Del drappello dei governatori, se Rossi ed Emiliano sono tra quelli che aderiranno alla nuova formazione (con conseguenze che potrebbero ripercuotersi anche sulla tenuta delle loro giunte), De Luca sembra orientato a rimanere nell’alveo del Pd, anche se da tempo l’ex sindaco di Salerno manovra per avere formazioni politiche autonome e legate direttamente alla sua persona.

Il presidente della Toscana, Enrico Rossi, non vuole voglio stare “in un partito che sia ‘il partito di Renzi’. Dobbiamo lavorare – ha chiarito – ad un altro soggetto politico con l’intento di rafforzare il quadro del centrosinistra, un centrosinistra che sia attrattivo che potrà allargare l’area di consenso e di raccolta di voti verso il centrosinistra, anche andando in casa di Grillo. Lla maggioranza delle persone ci chiede quali sono i nostri programmi: è il momento di farlo. Proprio poco fa – ha detto – stavo pensando di rispedire la mia tessera alla mia sezione, con una lettera, e andarne a trovare anche il segretario. All’assemblea del Pd è parso evidente che non c’è alcuno spazio e dunque meglio una separazione senza rancori, senza patemi, senza farne un drammone, così potremmo rispettarci meglio anche da posizioni diverse. Certo – ha aggiunto – siamo dispiaciuti perché potevano stare insieme se le nostre idee fossero state prese in considerazione. Ma ci è stato detto che non c’è spazio in questo partito. Il governatore della Puglia Michele Emiliano – ha detto ancora Rossi – ha fatto un ultimo generosissimo tentativo e anche Epifani ha proposto “problemi semplici”, ma è stata organizzata una bastonatura andata avanti dalle 10.20 alle 17.45 dopo la replica a Emiliano. Gli italiani – ha detto Rossi – sono stufi di questo tormentone: siamo andati all’assemblea attendendo qualche apertura nella relazione di Renzi e non è stato così. Non abbiamo l’esclusiva della sinistra e non vogliamo averla, ma bastava che Renzi nella sua introduzione prendesse tre delle dieci idee che avevamo proposto anche nell’inziativa del giorno precedente a Roma”.

Ieri Bersani si attendeva una replica del segretario dimissionario del PD, in Assemblea, che non c’è stata. Il discorso di Matteo Renzi è stato giudicato dalla sinistra troppo duro: “Renzi ha alzato un muro.“Intanto nessun candidato si è presentato per la segreteria direttamente in assemblea, parte dunque il congresso anticipato. (ANSA)

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