La tappa napoletana del tour per la proposta di legge popolare sulla remigrazione, promossa dal comitato Remigrazione e Riconquista e sostenuta da CasaPound Italia, si è svolta in un clima di forte contrapposizione politica e con pesanti ripercussioni sulla viabilità cittadina.
Il portavoce del movimento, Luca Marsella, ha ribadito la linea del testo che ha già raccolto 150mila firme, tre volte il minimo richiesto:
rimpatrio dei migranti irregolari e, tramite incentivi, anche dei regolari che scelgano di lasciare l’Italia. Secondo Marsella, la proposta “può cambiare il destino della nazione”.
La scelta di tenere l’iniziativa alla vigilia del 25 aprile è stata giudicata provocatoria da sindacati e associazioni partenopee.
Cgil, Anpi, la rete No Kings e numerosi collettivi hanno organizzato un corteo per contestare l’iniziativa
La manifestazione è stata pacifica, giusto una cinquantina i partecipanti, ma nel finale si sono registrati momenti di tensione: un gruppo di giovani ha tentato di superare il cordone di polizia per avvicinarsi alla sede del convegno. Gli agenti in assetto antisommossa hanno respinto l’avanzata. Prima di disperdersi, alcuni attivisti hanno lanciato getti d’acqua da lance portatili contro le forze dell’ordine.
Per prevenire scontri, nel pomeriggio sono stati chiusi due svincoli della Tangenziale in un’area cruciale per l’accesso all’aeroporto di Capodichino. Il passaggio del corteo e il cordone di sicurezza attorno al convegno hanno provocato code e pesanti disagi in tutta la zona.
Marsella ha accusato i manifestanti di aver “blindato la città” e ha parlato di “clima di terrore” e “sistema organizzato di intimidazione”. “Una città ostaggio dei centri sociali, delle loro connivenze con il Pd e gli altri partiti di sinistra. Questo vuol dire un sistema organizzato di intimidazione, di minacce”.
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