Vaccini, Scotti (Presidente Ordine dei Medici): Montagnier parli da medico, un premio Nobel non dovrebbe mettersi in ridicolo per strappare applausi ai biologi.

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«Quando si affronta il tema dei vaccini è bene che si faccia molta attenzione. E’ bene fare solo affermazioni che non possano essere travisate e strumentalizzate. Voglio ironicamente sperare che il senso delle affermazioni di Luc Montagnier, che inevitabilmente prestano il fianco alla propaganda no vax, siano il frutto di una traduzione poco fedele.

Proprio lui, che ha vinto un Nobel per la medicina, non dovrebbe continuare a mettersi in ridicolo agli occhi dei colleghi e della comunità scientifica internazionale con dichiarazioni simili, oltretutto parlando di errore medico in un consesso dove si dovrebbe parlare di “errore del biologo”. Credo che altri siano i consessi in cui confrontarsi sull’errore medico e la posizione e il luogo in cui sono state espresse amplifica la confusione tra i ruoli professionali, pertanto i biologi facciano i biologi che i medici sanno come fare i medici». A parlare è il segretario nazionale della Fimmg e presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli, Silvestro Scotti.

«Sarebbe interessante chiedere al collega Montagnier quale sia la sua personale opinione sui test pre-vaccinali. Credo che non ne abbia parlato, e che nessuno gli abbia fatto domande in merito, per il semplice fatto che da medico non avrebbe potuto dire nulla esaltante per la platea. Anzi, avrebbe rischiato di dover rinunciare ai due minuti di standing ovation ottenuti alla convention dell’Ordine dei biologi. Che poi – prosegue Scotti con una battuta – sono stati anche avari. Avete il premio Nobel che sostiene con le sue parole l’esigenza di fare centinaia di migliaia di analisi e test di laboratorio su una questione tanto importante, dico io, 120 secondi di applausi mi sembrano proprio il minimo».

Ben più serio, il giudizio sull’opportunità da parte di Montagnier di parlare di errore politico. «Forse ad 86 anni non è nelle migliori condizioni per leggere le sfide, anche sanitarie, della globalizzazione. Mi rendo conto che è nato in un epoca molto diversa da quella nella quale si trova a vivere oggi e il suo orizzonte di valutazione è ormai molto ristretto. A maggior ragione, al posto suo, avrei scelto di rimanere nel ricordo dei medici per il Nobel e non continuare ad espormi a strumentalizzazioni tanto pericolose per la salute pubblica, quello che è certo è che non lo vorrei come Ministro della Salute del mio paese».

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