Mito e realtà della nazione napoletana di Aurelio Musi vince il premio Rhegium Julii.

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Aurelio Musi, in qualità di autore del recente Mito e realtà della nazione napoletana (Guida editori) vince il premio “Rhegium Julii” per la sezione “Studi meridionali”. Il volume è al suo secondo riconoscimento, in quanto già segnalato dal Ministero dei beni culturali come «opera di rilevante interesse culturale».

Il premio verrà assegnato a Reggio Calabria il 21 gennaio. Per la sezione “Critica letteraria” il riconoscimento quest’anno va a Claudio Magris.

L’evento vuole essere un viaggio nel cuore dell’Italia e del Sud in particolare: di qui il premio dedicato agli studi meridionali che ha visto negli anni passati vincitori, tra gli altri, storici illustri come Galasso, Tramontana, Giarrizzo, Renda, Pescosolido, Epstein, De Francesco, Bevilacqua, Mascilli Migliorini.

I premi sono intitolati a figure che hanno onorato la Calabria: da Alvaro (narrativa) a Repaci (critica letteraria), a Falcomatà (saggistica) a Cingari (studi meridionali) a Calogero (poesia) a Seminara (opera prima).

Il premio ha il patrocinio del MIBACT e del Presidente della Repubblica.

Il Rhegium ha pensato e organizzato anche il premio “Città dello Stretto” consegnato nel passato ad alcuni premi Nobel, tra cui Levi Montalcini, Morrison, Bukowski.

La nazione napoletana fu una realtà storica che andò configurandosi dall’Umanesimo all’Unità d’Italia durante i secoli di sviluppo del Regno di Napoli, poi delle Due Sicilie dal 1816. Fu la rappresentazione dell’autocoscienza e del sentimento di appartenenza ad una comunità politica, la nazione-Regnum, con caratteri distintivi: la fedeltà alla sovranità monarchica, il primato della Capitale che andò sempre più identificandosi con l’intero Regno, l’accelerazione del livello della decisione politica rispetto al ruolo e al peso delle forze economiche e sociali.

Nella lunga e complessa transizione dagli antichi Stati all’unificazione della penisola, il sentimento della doppia appartenenza, della doppia patria, napoletana e italiana, fu assai presente e vivo in forze e gruppi meridionali che parteciparono al Risorgimento. La storia passata e recente ci consegna una questione su cui varrebbe la pena riflettere a conclusione del percorso proposto in questo libro: la continuazione, per altre vie e con altri mezzi, dei tre caratteri storici della nazione napoletana. Napoli, l’ex capitale, continua a pesare positivamente e/o negativamente nei processi storici complessivi del Mezzogiorno.

L’identificazione dei napoletani nel re e nell’istituzione monarchica ha cambiato forma ma non sostanza, trasformandosi spesso nel legame e nella fedeltà del popolo napoletano ad una personalità carismatica: ed il populismo è diventato la variabile distorta della nazione napoletana.

Aurelio Musi è professore ordinario di Storia Moderna presso l’Università degli Studi di Salerno, dove è stato preside della Facoltà di Scienze Politiche. È profesor titular di Teoria e Storia dei Sistemi Imperiali presso la Universidad Catolica de Colombia in Bogotà. È vicepresidente della Società Napoletana di Storia Patria. Giornalista pubblicista, è editorialista delle pagine napoletane de «La Repubblica» e collabora ad altri quotidiani e periodici. Tra i suoi volumi più importanti e recenti: Il feudalesimo nell’Europa moderna (2007), Memoria, cervello e storia (2008), Historia como vida (2009), El imperio de dos mundos (2011), L’impero dei viceré (2013), Freud e la storia (2015). È socio corrispondente della Real Academia de la Historia.

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