Un esordio che ci ricorda autori famosi: Alleria – Capitolo primo, di Marina Manco.

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Napoli la bella, Napoli la magica, Napoli la sregolata, sonnecchiante tra cielo e mare. Mi sono piaciuti i colori di questa Napoli, le atmosfere tipiche abilmente riportate, le immagini nitide tradotte in parole. In perfetto stile napoletano l’azione di zio Ciro che taglia la capote dell’auto per farne una festosa cabriolet.

Ben reso anche l’attraente spirito scaramantico napoletano che trova la sua più viva espressione nelle sue leggende. Il testo mi è piaciuto, anche per la sua capacità di evocare sensazioni: ho sentito il calore del sole sulla pelle, l’odore del mare, la musica ad alto volume e il diffuso cantare intonato.

Mi è piaciuto non solo per la trama ma anche per il folklore e il lessico colorito, tipico di questa terra, oltre che per la citazione che l’autrice fa di una delle preziosità campane: le rinomate stoffe di San Leucio, conosciute in tutto il mondo. Indovinata anche la scelta della narrazione in prima persona invece che in terza: sarebbe stata più distaccata e dunque non in linea col sentire napoletano, e che a mio parere, avrebbe sottratto forza evocativa al racconto.

Non credo di esagerare quando affermo che in alcuni momenti, mi ha riportato alle atmosfere di “Cent’anni di solitudine” di Marquez : Macondo come Napoli, appunto. Ma la descrizione della città, la visualizzazione dei vicoli e delle strade, mi ha riportato alla memoria anche un romanzo letto anni fa ma rimasto impresso nella mia mente, quello della verista Matilde Serao, “Il delitto di Via Chiatamone.” Non meno il teatro di Edoardo De Filippo.

A mio parere, quando un lavoro di esordio richiama alla memoria opere o libri famosi, è già di per sé un complimento che crea legittime aspettative. Anche se fosse autobiografico varrebbe la pena conservarne la memoria, anche per la saggezza di vita di questo popolo, che va oltre il “tirare a campare”. Bello il personaggio di nonna Anna, questa figura quasi leggendaria, metastorica e metatemporale, fedele prodotto della sua terra e la cui memoria è quasi il leitmotiv della narrazione. Ho letto con attenzione e partecipazione, nessun passo nel racconto mi ha annoiata facendomi distrarre, e il mio continuo essere presente durante la lettura mi ha fatto capire che il lavoro mi piaceva, era ben scritto, con la giusta dose di lirismo e un buon ritmo narrativo.

Ho apprezzato “Alleria”, per la storia interessante ed originale, ma anche per l’omaggio che fa a questa città che, pur con tutte le sue contraddizioni e la sua cronica illiceità, merita.

Un lavoro ben fatto, dunque. Complimenti vivi all’autrice.

Recensione di Irene Conca

iLPassaparoladeiLibri.it

redazione@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

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