EMDR, tecnica americana che chiude le ferite dell’anima.

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di Roberta Nardi
Nei giorni scorsi abbiamo fatto una chiacchierata con la Psicologa e Psicoterapeuta Stella Ambrosio, practitioner in EMDR. Stella è un’appassionata di psicologia e crescita personale da oltre 15 anni; si è avvicinata prestissimo a questo mondo grazie alla sua storia di vita e poi si è innamorata di questo universo tanto da farlo diventare prima la sua missione e poi il suo lavoro, attraverso una formazione universitaria e post-universitaria. La sua storia di vita le ha fatto capire l’importanza di gestire le emozioni, in modo che non siano un ostacolo, ma uno strumento per raggiungere il più alto potenziale umano. Con Stella abbiamo parlato della tecnica psicoterapeutica nota come EMDR.
 
Ciao Stella. Ci spieghi che cos’è l’EMDR?
Buongiorno ragazzi. Grazie per questa opportunità. L’EMDR è una tecnica psicoterapeutica che agisce su cose antiche come il mondo: le ferite della nostra mente, che non sono tanto diverse dalle ferite fisiche. Ci sono ferite fisiche che si rimarginano da sole, dove le cellule preposte alla cicatrizzazione fanno il loro dovere, per cui si formerà la crosta che lascerà il posto a un nuovo strato di pelle. Quando però il taglio è troppo profondo, il cerotto non basta e sono necessari dei punti per rimarginare la ferita. Per le ferite psicologiche vale lo stesso discorso: a volte riusciamo ad affrontarle da soli, ma quando la ferita è troppo profonda e non smette di sanguinare nemmeno a distanza di anni, allora è necessario un aiuto specialistico per facilitare il processo di autoguarigione, proprio come fanno i punti su una ferita fisica.
Più precisamente, che cosa sono queste ferite?
Sono le ferite dell’anima, traumi psicologici; infatti l’EMDR è una tecnica di intervento per il trauma e per tutti i disturbi legati allo stress o ad esperienze stressanti. Nella vita si possono vivere due tipi di traumi: con la T maiuscola e con la t minuscola. In caso di trauma con la T maiuscola la persona ha vissuto un evento potenzialmente mortale, tipo incidenti, aggressioni o anche una diagnosi di malattia, tutto questo vissuto in prima persona o anche se succede a un altro, perché sappiamo grazie alle ricerche nel campo delle neuroscienze che il cervello non fa differenza, cioè non esiste distanza psicologica tra quello che succede tra noi e un’altra persona, in situazioni di grande pericolo, ad esempio la “violenza invisibile”: “Save the children” nel 2018 ha stimato che 427.000 bambini hanno vissuto negli ultimi 5 anni la violenza tra le mura domestiche. Possiamo parlare di traumi con la t minuscola, invece, quando abbiamo vissuto esperienze di vita di tipo relazionale, emotivamente stressanti che hanno influito negativamente sull’autostima, lasciando segni indelebili sul senso di sicurezza e di fiducia, ad esempio svalutazioni, umiliazioni, abbandoni, trascuratezze, che ripetute nel tempo possono avere un grande impatto sulla nostra vita, soprattutto se avvengono nell’infanzia. Non tutte le persone hanno traumi con la T maiuscola, ma tutte le persone hanno traumi con la t minuscola.
Cosa succede durante una seduta EMDR?
Durante questo trattamento vengono individuati i ricordi di esperienze passate non elaborate, che sono la causa del malessere del presente. Più precisamente con l’EMDR viene trattato terapeuticamente il ricordo, non la sintomatologia, perché il problema non è il sintomo, ma l’origine del sintomo. L’EMDR è un metodo psicoterapeutico che si avvale di una stimolazione bilaterale, attraverso movimenti oculari alternati, che corrisponde alla stimolazione alternata dei due emisferi cerebrali, con lo scopo di riattivare il processo di elaborazione delle informazioni, lì dove si è bloccato, cioè su quelle esperienze di vita che hanno causato il disagio di oggi. In questo modo, quelle esperienze di vita saranno ricordate come lontane, distanti, e quindi più gestibili, perché vengono proprio mentalmente spostate, spostate nei cassetti temporali del passato, lì dove sono e devono rimanere. Un fenomeno bellissimo ed affascinante, perché durante l’elaborazione, il ricordo comincia muoversi, a riorganizzarsi e quando dopo la persona lo rievoca, è sempre lì, ma ha perso la sua forza, cioè non disturba più. Facciamo un esempio: se una persona sviluppa una sintomatologia ansiosa in seguito ad un incidente, con l’EMDR vado a lavorare sul ricordo dell’incidente. Nel momento in cui la persona elabora il ricordo dell’incidente, lo riorganizza nella memoria, disattivandone le emozioni negative associate, diventando un ricordo come un altro, neutro, che non disturba più. Di conseguenza, i sintomi che la persona aveva sviluppato, di evitamento, di controllo, di ansia, rientrano, perché quei sintomi erano la conseguenza del fatto che il ricordo dell’incidente era rimasto in memoria in modo disfunzionale, cioè non rielaborato.
Chi sono i destinatari?
Tutte le persone che hanno vissuto esperienze che urtano la nostra sensibilità, perché certe esperienze attivano dentro di noi dei vissuti disturbanti, in quanto vanno a toccare dei NODI che non abbiamo sciolto. Questo succede perché la mente crea un collegamento con le esperienze passate “simili” che già abbiamo a disposizione, di cui non siamo sempre consapevoli. Nessuno di noi potrà mai considerarsi “esente” da esperienze di vita che lasciano una scia negativa a livello psicologico. La stessa pandemia ha attivato una reazione di allarme e di lotta alla sopravvivenza. Siamo tutti potenzialmente vulnerabili alle ferite dell’anima, ma siamo anche capaci di superare grandi difficoltà, grazie alle nostre risorse o passando attraverso un aiuto professionale, che non chiude solo le ferite, ma ti fa crescere come persona, perché le conseguenze psicologiche non dipendono mai dalla situazione in sè, ma dalla nostra reazione, quindi dall’interpretazione soggettiva. La vita è una scelta.

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