Piedi, tacchi e salute, eterni nemici.

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RUBRICA “SPORT, SALUTE, BENESSERE”

a cura di Raffaele Vicario

Preparatore atletico CONI

Personal trainer specialist FIPE – CONI

Personal Postural trainer

Docente nazionale ASI

Preparatore atletico nazionale settore Judo e lotte tradizionali ASI

 

TACCHI E SALUTE, ETERNI NEMICI

 

Il piede è una struttura estremamente complessa, formata da:

Caviglia, che lo collega alla gamba;

Tallone, cioè la parte posteriore (retropiede);

Metatarso, la parte centrale (mesopiede);

Dita (avampiede).

Nel piede esistono circa 28 ossa, numerosi muscoli, articolazioni, nervi e vasi sanguigni. Per quanto riguarda la componente ossea, è possibile distinguere, per convenzione, tre gruppi:

il tarso, comprendente le ossa brevi della caviglia e del tallone, il metatarso, ossia la parte intermedia del piede, formata da cinque ossa metatarsali, e le falangi delle dita.

Il piede è considerato il più importante organo di controllo antigravitario: rappresenta, infatti, il sistema tonico-posturale che permette al corpo umano di assumere la postura eretta e di mantenere l’equilibrio nelle varie posizioni assunte nello spazio, sia dal punto di vista dinamico, che statico.

Oltre ad essere la base d’appoggio del corpo, il piede funge da effettore del movimento, in seguito ad un ordine proveniente dal sistema nervoso centrale.

Recettore di tutti i più svariati stimoli provenienti dall’ambiente in cui esso si muove (il suolo, ad esempio), che vengono recepiti sia dagli esterocettori cutanei, sia dai propriocettori muscolari e tendinei.

Esterocettori e propriocettori conferiscono al piede l’importante capacità di adattarsi ai cambiamenti del corpo nello spazio, permettendo la ricerca continua dell’equilibrio grazie alla posizione corretta del baricentro (centro di gravità del corpo), localizzato a livello della terza vertebra lombare (a livello dell’ombelico, anteriormente).

La pianta del piede è ricca di esterocettori meccanocettori sensibili alla pressione (baropressori) ad alta sensibilità (0,3 grammi), che forniscono informazioni sulle oscillazioni corporee, nonché di recettori particolarmente sensibili alla trazione della cute, che quindi informano sulla direzione e sulla velocità del movimento corporeo.

Essendo le informazioni dei recettori podalici le uniche a derivare direttamente da un riferimento fisso quale è il suolo, consentono di situare il corpo rispetto all’ambiente circostante. Pertanto il riflesso plantare, legato alle stimolazioni cutanee della pianta del piede è in grado di attivare e modulare riflessi spinali molto complessi con funzioni posturali di notevole importanza.

In postura eretta quindi un’estesa catena propriocettiva (formata da esterocettori e propriocettori plantari, propriocettori rachidei ed enterocettori) collega, tramite uno specifico sistema di trasmissione, i recettori cefalici (occhi e apparato vestibolare, apparato stomatognatico) al recettore di riferimento fisso costituito dai piedi. Ciò consente una precisa e costante codificazione centrale, tramite il sistema tonico posturale, delle informazioni spazio-temporali cefaliche, ovvero derivanti in particolare da apparato vestibolare e vista, nonché l’attuazione dei riflessi spinali (riflessi propriocettivi) di fondamentale importanza nell’esecuzione della gran parte dei gesti motori.

La sola immagine radiografica (piedi nudi vs. tacchi alti) dovrebbe già bastare per far capire la sofferenza di quel povero piede, “costretto” in una scarpa col tacco. E, purtroppo, questo non è che l’inizio… Baricentro spostato in avanti, iperlordosi, accorciamento muscolare della catena posteriore (gastrocnemio, soleo, ischiocrurali…), ginocchia protratte in avanti con conseguente indebolimento ed erosione della cartilagine, osteoartrite anche in adolescenza… Per non parlare di tutte le ovvie problematiche legate alla caviglia e adattamenti posturali di conseguenza citati nella slide.

Chiudiamo con sofferenza fasciale, problemi di circolazione/ritorno venoso, ristagno dei liquidi, cellulite.

Cos’è un bollettino di guerra?

No, sono alcuni dei regalini lasciati dai tanto amati “tacchi alti” che fanno impazzire le donne, specie se utilizzati con frequenza e per periodi prolungati. Purtroppo, ci sono donne che vivono tutti i giorni con i tacchi.

Questo è il classico esempio di quando la funzione modifica la struttura.

La bellezza di un tacco alto, vale tutto questo?

Sappiamo bene che chiedere a una donna di rinunciare ai suoi amati tacchi alti, significherebbe rischiare di farsela nemica o, peggio ancora, di farsene spaccare uno sulla testa. Ma la verità è che passare delle giornate intere sui tacchi alti non è una buona idea per il benessere sia fisico che psichico. Se si potesse evitare, almeno nella quotidianità, sarebbe sicuramente meglio. Come sempre una logica di equilibrio.

 

Come scegliere le scarpe col tacco?

I tacchi alti non sono categoricamente vietati, tuttavia la migliore opzione sarebbe quella di indossarli sporadicamente, riservandoli alle occasioni che ne richiedono l’uso e non alla quotidianità.

Le scarpe ideali dovrebbero garantire un appoggio uniforme a tutto il piede, offrendo dei punti che fungano da ammortizzatori naturali. Sarebbe meglio optare, poi, per stivali, sandali o altre calzature allacciate davanti, con un piccolo rialzo massimo di 3-4 cm a livello del tallone.

Molto semplice, vero?

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