Pièce Noire (Canaria), con la regia di Affinito diventa una moderna fiaba dark, Sala Assoli da martedì 26 a sabato 30.

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L’ultimo appuntamento della stagione di Casa del Contemporaneo è con Pièce Noire (Canaria) uno dei testi più famosi di Enzo Moscato.  In scena a Sala Assoli dal 26 al 30 aprile (sempre alle ore 20,30), lo spettacolo, vincitore del Premio Riccione per la drammaturgia nel 1985, porta la firma per quanto riguarda l’ideazione scenica, l’adattamento e la regia di Giuseppe Affinito, attore della Compagnia Enzo Moscato cresciuto nel solco del drammaturgo. Con lui in scena una compagnia di attori e attrici di variegata provenienza e formazione.

Dopo la messa in scena del 1987 che impose Moscato all’attenzione del panorama teatrale nazionale in cui emersero tutti gli elementi che poi hanno caratterizzato il suo teatro, in particolare l’invenzione di una lingua capace di unire tradizione e slang e la cui genealogia lo ha connesso con altri autori del Novecento come Artaud, Genet e Pasolini, una seconda versione del testo fu presentata nel 2009 nell’ambito della seconda edizione del Napoli Teatro Festival. Questa terza messa in scena si preannuncia snella e pittoresca, “ringiovanita” per l’età degli attori ma comunque impreziosita dalle scene di Tata Barbalato da sempre interprete visivo della parola moscatiana.

“Ho lavorato lasciandomi condurre da tre fascinosissimi nuclei organici e tematici – spiega Giuseppe Affinito nelle note di regia -. Il primo, piuttosto indicativo, è quello pervenutomi attraverso il titolo stesso dell’opera: da un lato, cioè, una “pièce”, che filologicamente mutuata dal francese starebbe a ‘significare’ una recita, una commedia, o una drammaturgia, una storia, una fiaba, o anche una ‘camera’, un interno; dall’altro un “noire”, una quasi avversativa tinta cromatica fosca, torbida, criminale; e ancora, il sottotitolo “canaria”, programmatico affresco di identità prigioniere, di reclusioni emotive. La seconda intuizione è quella di una sorta di dichiarata e barocca (meta)teatralità, cui tuttavia soggiace, da ambiguo trompe-l’oeil, un funesto e disperante motivo esistenziale, l’eterno dilemma dell’essere (o diventare) , di ‘individuarsi’ e ‘debuttare’ in un mondo percosso da coazioni e castrazioni. Infine, il terzo elemento: la polisemanticità/plurisignificanza della lingua moscatiana, una vera e propria partitura musicale che avvalorava le oscillazioni interpretative del testo tra realistico e simbolico, tra esplicito e irreale”.

 

“Quella che ne viene fuori – scrive ancora Affinito – è una specie di moderna fiaba dark abilmente mossa tra psicoanalisi, thriller e leggerezza. Un ambivalente gioco comico e grottesco, teso tra verità e finzione, come all’inizio di un grande sogno, che interroga il rapporto tra mondo interiore ed esteriore con la forza di una parola esplosa, tenendo sempre, al suo interno, il cuore pulsante di un’umanità febbrile e disarmante”.

Al centro della vicenda, c’è La Signora, donna torbida e maledetta, maitresse proprietaria di locali notturni, che sogna di riscattare una vita segnata dagli orrori della guerra e della prostituzione inseguendo la perfezione. Si alleva, così (proprio come la suddetta ‘canaria’), tre ambigue creature, con l’intenzione di renderle degli ‘angeli’, degli esseri puri ed eccezionali, cresciuti e istruiti al mondo dello spettacolo, della forma, dell’estetica. Due di loro, però (chiamati Cupidigia e Bramosia), falliscono nell’incarnazione del capolavoro e, ormai ribelli e dispettosi, inquinano costantemente gli ideali della madre/matrigna; mentre il terzo, Desiderio, ancora immacolato, ancora imbrigliato nell’anelito di perfezione angelica, dopo aver vissuto tutta la vita in una rigida e disciplinatissima prigionia, si accinge a debuttare in uno dei locali della Signora, mettendo infine la propria bellezza e i suoi turbamenti alla prova del contatto col mondo.

 

“Come Desiderio, anche io, dopo anni di studio, di preparazione e di ricerca, vissuti sotto l’egida del mio Maestro, che altri non è che lo stesso Moscato – dichiara  Giuseppe Affinito – mi approssimo a questo confronto con il mio passato, mi metto alla prova con queste attuali vesti di metteur-en-scène oltre che interprete, e provo a fare il mio – personalissimo – debutto, sperando di trovarci, io e Desiderio, nuovi slanci, altre commozioni”.

 

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