I giovani non distinguono le notizie vere da quelle false sui social, lo studio della Stanford University.

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epa04134573 Two Turkish women try to get connected to the twitter web site with their laptops at a cafe in Istanbul, Turkey 21 March 2014. The social media site Twitter was blocked in Turkey early on 21 March 2014, amid an internet crackdown in the country. Some users said they could not load the site, while others were being redirected to an official website saying a court order was applying 'protection measures.'The move came just hours after Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan promised to 'root out' Twitter, after pushing through new legislation last month which allows authorities to shut down websites and track users' browsing histories. EPA/TOLGA BOZOGLU

La maggior parte dei teenager non è in grado di distinguere una notizia vera da una falsa sui social, e tende a credere anche a quelle postate da inserzionisti pubblicitari. Lo afferma un rapporto pubblicato dall’università di Stanford sul proprio sito, basato su quasi ottomila studenti delle superiori e dei primi anni di università.

Lo studio, spiega l’autore principale, Sam Wineburg, in un comunicato, era focalizzato su la capacità di analizzare le news lette sui siti, sui ‘feed’ di Twitter e Facebook, sui commenti dei lettori di forum ma anche su post e foto di blog privati.

Dalla ricerca è emerso ad esempio che l’82% degli studenti non è in grado di distinguere tra una vera notizia e un contenuto sponsorizzato, mentre il 40% ha legato automaticamente una foto di un cerbiatto con malformazioni a una notizia su Fukushima, anche se nell’immagine non c’era nessun accenno a dove fosse stata scattata. Più di due terzi degli intervistati non ha trovato nessun motivo di dubitare di un post scritto da un dirigente bancario che affermava che i giovani hanno bisogno di piani finanziari, mentre solo un quarto del campione è stato in grado di distinguere il vero profilo Facebook di Fox News da uno fittizio. “Molte persone pensano che poichè i giovani sanno usare i social media sono egualmente bravi a giudicare quello che c’è scritto – afferma Wineburg – ma il nostro lavoro mostra che la realtà è opposta”.(ANSA).

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