UEFA, addio Financial Fair Play, arriva la sostenibilità finanziaria, introdotto il salary cap.

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epa09875599 UEFA president Aleksander Ceferin (R) reacts next to UEFA general secretary Theodore Theodoridis (L) during a press conference after the meeting of the UEFA Executive Committee at the UEFA Headquarters, in Nyon, Switzerland, 07 April 2022. EPA/JEAN-CHRISTOPHE BOTT
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Financial fair play addio, per cercare di salvare il calcio l’Uefa adotta nuove regole finanziarie, magari meno stringenti nei numeri ma che incidono di più sulla gestione dei club, introducendo anche una sorta di salary cap all’europea.

Le follie degli anni passati, la pandemia (che ha tagliato le entrate dei club per sette miliardi in un biennio) e i costi rimasti esorbitanti in stipendi e commissioni hanno portato sull’orlo del fallimento decine di società e il Ffp non era più adeguato, se mai lo è stato, nemmeno sul fronte delle ‘pari opportunità’.

Serviva un cambio di passo che l’Esecutivo Uefa ha adottato, approvando a Nyon il nuovo regolamento sulle licenze per club e la sostenibilità finanziaria, che in generale consente ai club di fare perdite maggiori rispetto al passato ma limita la spesa per stipendi e trasferimenti. “L’obiettivo sostenibilità si raggiunge attraverso tre pilastri – ha spiegato il presidente Uefa, Aleksander Ceferin -: stabilità, solvibilità e controllo dei costi. La più grande innovazione è la regola sui costi di squadra, per migliorarne il controllo in relazione agli stipendi dei giocatori e alle spese di trasferimento”.

L’Uefa consentirà ai club di riportare perdite per 60 milioni di euro in tre anni rispetto ai 30 milioni precedenti, cifra che potrà salire fino a 90 milioni per un club “in buona salute finanziaria”. Tale allentamento pero sarà bilanciato dai nuovi massimali sui salari. In base alle leggi Ue e dei singoli Paesi non si può introdurre un salary cap come negli Usa, ma i club dovranno limitare la spesa per stipendi di giocatori e personale, per i trasferimenti e per gli agenti al 70% delle entrate totali entro la stagione 2025/26. Ci sarà quindi un approccio graduale della normativa, che entrerà in vigore da giugno, con il tetto che scenderà alla scadenza dei contratti attuali, in media di durata triennale: il 90% delle entrate del club nel 2023/24, l’80% nella stagione successiva per arrivare al 70% a regime.

“Le violazioni comporteranno sanzioni pecuniarie e misure sportive”, ha affermato Ceferin. Si prevedono penalizzazioni di punti nei gironi delle competizioni europee o retrocessioni dalla Champions alla Europa League, peraltro ancora da confermare, ma anche divieti di utilizzo o trasferimento di giocatori. Forse questo non basterà ad arginare la strapotenza di club con fondi quasi illimitati, vedi il Paris saint Germain e il Manchester City, ma quanto approvato oggi, è stato fatto notare a Nyon, è solo il primo passo di un progetto “molto complesso, che prevedrà varie altre misure”.(ANSA)

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