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Campi Flegrei, decisa chiusura Oasi WWF degli Astroni

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L’Oasi Wwf degli Astroni, uno dei polmoni verdi più preziosi dei Campi Flegrei, chiude i cancelli. Una decisione drastica, arrivata al termine del sopralluogo effettuato oggi – il primo in condizioni di sicurezza dopo lo sciame sismico del 31 luglio – che ha rivelato una situazione definita «molto critica» dai tecnici dell’associazione.

Danni diffusi e il crollo dell’ultima branca di Gennarino

La nota ufficiale del Wwf parla di danni estesi lungo i sentieri, con il cedimento dell’ultima branca di Gennarino, l’albero simbolo dell’Oasi e punto di riferimento per migliaia di visitatori. Il crollo ha compromesso anche il percorso pedonale, rendendo impossibile garantire condizioni di sicurezza.

«Alla luce di quanto rilevato – si legge nel comunicato – siamo costretti a disporre la chiusura dell’Oasi fino a data da destinarsi e ad annullare tutte le visite e gli eventi già programmati. Fino a quando non sarà possibile accedere alle aree interessate per effettuare i necessari interventi di manutenzione e messa in sicurezza, non sarà possibile garantire una fruizione sicura dei percorsi».

Una scelta inevitabile, spiegano dal Wwf, dettata dalla priorità assoluta: la sicurezza dei visitatori e degli operatori.

Oltre la natura: la chiusura pesa sul lavoro e sull’indotto

La chiusura degli Astroni non è solo una perdita per gli amanti della natura, le scuole e le famiglie che ogni anno visitano uno dei crateri più affascinanti d’Europa. È anche un colpo per l’occupazione in un territorio già provato dal bradisismo e dall’incertezza economica.

L’Oasi impiega: guide naturalistiche, operatori didattici, personale di manutenzione e accoglienza, educatori ambientali.

Con lo stop a tempo indeterminato, contratti stagionali e collaborazioni rischiano di saltare, lasciando a casa lavoratori specializzati, spesso giovani, che trovano nell’Oasi una delle poche opportunità professionali legate alla tutela ambientale.

Un indotto che si ferma

La chiusura colpisce anche le attività dei comuni limitrofi: piccoli servizi di trasporto, ristorazione, strutture ricettive, attività culturali e turistiche.

In un’area già segnata dall’emergenza sismica, ogni giorno di chiusura è un giorno di mancato lavoro, di mancata educazione ambientale, di mancata valorizzazione del territorio.

Una fragilità strutturale: la natura come infrastruttura sociale

La vicenda degli Astroni riporta al centro una domanda cruciale: quanto vale, in termini economici e sociali, la messa in sicurezza del patrimonio ambientale?

La conservazione della natura non è solo un costo: è un’infrastruttura occupazionale, un presidio sociale che genera lavoro, competenze, comunità. Investire nella manutenzione e nella prevenzione – soprattutto in aree ad alto rischio sismico – significa proteggere non solo gli ecosistemi, ma anche il futuro di chi ci lavora.

Perché quando un sentiero frana, non cade solo un albero: cade un pezzo di futuro per un territorio che oggi più che mai ha bisogno di stabilità, cura e visione.

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