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Crollo nel chiostro di San Francesco ad Aversa

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Un brutto risveglio per Aversa.
Questa mattina si è verificato un cedimento all’interno del chiostro monumentale di San Francesco, uno dei luoghi più preziosi della nostra città, parte della nostra storia e della nostra identità.
Mi sono recato subito sul posto, dove sono insieme al Vescovo Mons. Angelo Spinillo, al Rettore don Francesco e a Mons. Ernesto Rascato, responsabile dei Beni Culturali della Diocesi.
Ho immediatamente informato anche il Soprintendente Mariano Nuzzo.
Fortunatamente, al momento del cedimento non c’era nessuno nell’area e non si registrano feriti.
La zona, già interdetta da alcuni mesi su indicazione dei Vigili del Fuoco, sarà ulteriormente messa in sicurezza dall’Ufficio Tecnico comunale.
Il Complesso Monumentale di San Francesco è di proprietà della Diocesi, ma è un patrimonio che appartiene alla storia di tutti gli aversani.
Il Comune farà la propria parte, insieme alla Diocesi, alla Soprintendenza e agli organi competenti, per tutelare questo luogo così importante per Aversa.
Così il Sindaco di Aversa Franco Matacena.

Cerbone (Ordine Architetti): non è un caso isolato, serve prevenzione

Il cedimento avvenuto ad Aversa, dove una parte del complesso monumentale di San Francesco delle Monache è crollata, riporta al centro il tema della sicurezza e della manutenzione del patrimonio edilizio.

Un episodio che, secondo Antonio Cerbone, tesoriere dell’Ordine degli Architetti di Napoli e componente della Struttura Tecnica Nazionale della Protezione Civile, per la quale è responsabile del Car (Coordinamento Attività Regionali), deve essere letto anche alla luce dei numerosi cedimenti verificatisi nelle ultime settimane in diverse parti d’Italia.

«Quanto accaduto ad Aversa ci riguarda da vicino e deve spingerci a una riflessione che va oltre il singolo episodio. Scuole, abitazioni, edifici pubblici, patrimonio storico: da Nord a Sud l’Italia sembra avere un unico grande problema, quello della prevenzione. Continuiamo troppo spesso a intervenire dopo: dopo il distacco, dopo l’ordinanza, dopo lo sgombero, dopo il crollo», afferma Cerbone.

L’episodio di Aversa arriva infatti dopo una sequenza particolarmente significativa. Il 15 agosto a Livorno il crollo di un balcone ha provocato la morte di un’insegnante di 56 anni.

Il 30 luglio a Pistunina, a Messina, il cedimento di una palazzina ha avuto un bilancio drammatico, con vittime e feriti. A Bolzano, il 16 luglio, una parte del Palazzo di Giustizia è crollata mentre erano in corso lavori di ristrutturazione, senza conseguenze ancora più gravi soltanto per l’orario del cedimento. A Sarentino, invece, in una scuola si è staccato materiale isolante dal soffitto della biblioteca, precipitando sui banchi.

«Sono episodi diversi, con dinamiche e cause che devono essere accertate caso per caso e che non possono essere automaticamente assimilati. Ma la loro successione ci impone una domanda: quanto spazio occupa realmente la prevenzione nella gestione quotidiana dei nostri edifici?», osserva Cerbone. «Dobbiamo prenderci cura del nostro patrimonio edilizio ogni giorno, attraverso controlli, manutenzione e verifiche programmate, comprese quelle sugli elementi non strutturali. La prevenzione non può iniziare quando compare un problema evidente: deve accompagnare l’intera vita dell’edificio».

Una responsabilità che, sottolinea Cerbone, non riguarda soltanto le amministrazioni pubbliche. «Dobbiamo partire anche dalle nostre case. Se la sicurezza dell’abitazione non diventa una priorità del cittadino, difficilmente potrà diventare una priorità stabile di chi governa. Gli edifici invecchiano e hanno bisogno di essere controllati e mantenuti nel tempo». «Le case non crollano soltanto per i terremoti. Possono crollare anche per l’assenza di cura, manutenzione e prevenzione», conclude Cerbone. «La sicurezza non comincia quando arrivano i soccorsi. Comincia molto prima, quando decidiamo di prenderci cura dei nostri edifici».

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