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Torre Annunziata, le parole del procuratore Fragliasso fanno dimettere il sindaco Cuccurullo

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Doveva essere un giorno di festa, di riscatto. E in parte lo è stato.

Le ruspe sono entrate in azione e Palazzo Fienga, per mezzo secolo roccaforte del clan Gionta, ha iniziato a crollare sotto i colpi della demolizione. Un simbolo pesantissimo della camorra che viene abbattuto davanti alle istituzioni dello Stato, ai cittadini, ai familiari di chi quella criminalità l’ha pagata con la vita.

Ma la giornata che avrebbe dovuto segnare una svolta si è trasformata in un terremoto politico‑istituzionale.

Le parole del procuratore: “Troppe ombre, troppe opacità”

Durante la cerimonia, il procuratore di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso ha riconosciuto la forza simbolica dell’abbattimento, definendolo “un segnale potente”. Ma ha subito aggiunto che non basta.

“Ci sono ancora troppe ombre e poche luci, troppe opacità, troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe inammissibili inerzie e finanche illegalità in seno alla stessa amministrazione comunale”.

Un passaggio durissimo, che ha gelato la platea e che ha immediatamente innescato la reazione del sindaco Corrado Cuccurullo.

Il sindaco si dimette: “Parole ingiuste, colpiscono un’intera comunità”

Poche ore dopo, Cuccurullo – esponente Pd, eletto due anni fa con quasi il 70% al ballottaggio – ha annunciato le dimissioni.

“Le parole del procuratore non colpiscono solo il sindaco, ma l’intera comunità. Sono gravi e profondamente ingiuste. Restituiscono un’immagine distorta e mortificano una città che sta cercando, con fatica e serietà, di cambiare”.

“Ritorno al mio mondo, alla mia professione e alla mia libertà”, ha concluso.

La memoria di Giancarlo Siani: “Una piccola rivincita”

Tra i presenti anche Paolo Siani, fratello di Giancarlo, il cronista de Il Mattino assassinato proprio dal clan Gionta.

“Oggi anche per Giancarlo è una piccola rivincita. Va giù un simbolo, ma non la camorra. La lotta deve essere ancora più importante”.

 Governo e istituzioni: “I simboli criminali vanno abbattuti”

La premier Giorgia Meloni, sui social, ha parlato di un dovere dello Stato: “I simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti”.

A Torre Annunziata erano presenti il vicepremier Matteo Salvini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo. Salvini ha invocato “unità della politica”, mentre Piantedosi e il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo hanno già immaginato il futuro: una piazza dedicata a Giancarlo Siani al posto delle mura intrise di violenza.

Fragliasso: “Mi aspettavo uno scatto in avanti dopo lo scioglimento”

Il procuratore ha però richiamato la città a una responsabilità collettiva:

“Con lo scioglimento e il commissariamento del Comune mi sarei aspettato uno scatto in avanti. Una gestione della cosa pubblica che desse un forte segnale di discontinuità. Io questo segnale lo sto ancora aspettando”.

Un giudizio che pesa come un macigno sulla fase di transizione dell’ente, già commissariato per infiltrazioni mafiose.

Una giornata simbolica, ma la strada resta lunga

La demolizione di Palazzo Fienga rappresenta un passaggio storico. Ma la crisi politica esplosa nel giorno della “liberazione” dal simbolo del clan mostra quanto la battaglia per affrancare Torre Annunziata dal potere criminale sia tutt’altro che conclusa.


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