Una ricetta non è soltanto un elenco di ingredienti e procedimenti. Può essere una creazione, un’idea riconoscibile, una combinazione originale che nel tempo rischia di perdere il proprio autore. È da questa intuizione che, circa dieci anni fa, nasce My Social Recipe, ideato da Francesca Marino, biologa nutrizionista, docente universitario e food journalist.
«La cucina si era ormai sdoppiata tra cucina di tradizione e cucina d’autore. Quest’ultima assomiglia un po’ a un quadro: alcune ricette sono immediatamente riconoscibili e la mia idea era proprio quella di non perdere nel tempo la memoria di quelle creazioni e della loro proprietà intellettuale».
L’idea prende forma dopo un incontro con Gualtiero Marchesi. «Parlammo del suo risotto con la foglia d’oro e gli raccontai il progetto. Mi spiegò che non era tanto la grammatura a rendere riconoscibile una ricetta, quanto l’abbinamento innovativo: per esempio, la prima volta in cui qualcuno associa un polpo a una cipolla». Da qui il concetto di My Social Recipe e il suo claim, “Questa ricetta è mia”: una piattaforma digitale pensata per attribuire una paternità temporale alle creazioni gastronomiche.
Il funzionamento era semplice ma tecnologicamente avanzato per l’epoca. Chef, pizzaioli, pasticceri e appassionati potevano inserire la propria ricetta e richiederne il deposito attraverso una marca temporale InfoCert. «Nel momento in cui la marca temporale veniva applicata alla ricetta, si attestava la sua esistenza e soprattutto la sua paternità in quella determinata data». A questo si aggiungeva un algoritmo di intelligenza artificiale, utilizzato già dieci anni fa, capace di analizzare ingredienti, preparazione e caratteristiche della proposta. «Il sistema elaborava anche una percentuale di originalità della ricetta e ci permetteva di creare classifiche delle ricette più cliccate e di quelle più originali».
My Social Recipe è diventato così un grande archivio digitale della gastronomia: oggi il sito conserva oltre 3mila ricette suddivise in 23 categorie, dagli chef stellati agli appassionati, dai pizzaioli ai pasticceri. «Abbiamo coinvolto centinaia di professionisti e realizzato contest in tutto il mondo, anche per sostenere la candidatura della pizza come patrimonio dell’umanità. La mappa del sito racconta una partecipazione arrivata dall’Africa, dall’Asia e da molti altri Paesi». Non solo ricette: ogni iscritto poteva costruire una propria pagina, pubblicare eventi, news e offerte di lavoro, trasformando il portale in una vera comunità professionale del mondo food.
Il sito è ancora online e consultabile. A essere sospesa è la funzione di registrazione delle ricette, che richiedeva un’organizzazione e investimenti per essere nuovamente attivata. «My Social Recipe non è mai stato il mio lavoro principale e, dopo il Covid, non ho trovato gli investitori necessari per svilupparlo. Ma il progetto esiste ancora». Oggi, con la cucina italiana riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, quell’idea acquista una nuova prospettiva. «Servirebbe una sorta di SIAE delle ricette, un sistema capace di conservare la nostra memoria gastronomica. Il sito c’è: quello che manca è un team che possa far ripartire il cuore del progetto». Un’opportunità, dunque, per imprenditori lungimiranti interessati a investire in tecnologia, cultura e patrimonio gastronomico italiano.
Del valore della memoria in cucina Francesca Marino parlerà domani, 3 ottobre alle ore 19, al Campania Libri Festival, durante la presentazione di Ammammato Ammammato, il libro di cucina di Ciro Salatiello e Peppe Iannicelli.
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