Bankitalia: per la Campania è ancora recessione.

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Rapporto Banca Italia CampaniaCampania ancora in recessione nel 2014.

Lo segnala il rapporto di Bankitalia. Il prodotto regionale si è ridotto (-1,9%).

L’ occupazione -1.2, i prestiti bancari -1.8%. Qualche segnale positivo dal turismo (+6,2% degli arrivi, +4.4% di presenze di turisti stranieri).

Il reddito delle famiglie risente del prelievo fiscale locale, più elevato del 24% rispetto alla media nazionale e del 21.3% rispetto alle altre Regioni.

Una famiglia nel 2014 per il fisco locale ha sborsato circa 2400 euro. (ANSA)

Viene presentato oggi a Napoli il rapporto su “L’economia della Campania”.

“I principali indicatori congiunturali indicano che la Campania era ancora in recessione nel 2014. Secondo le stime di Prometeia il prodotto regionale si è ridotto dell’1,9 per cento lo scorso anno (‑0,6 nel 2013). L’occupazione è nuovamente calata e i prestiti bancari hanno continuato a contrarsi, sebbene a ritmi meno marcati rispetto all’anno precedente. In tale contesto, si sono manifestati alcuni segnali di ripresa, sebbene limitati ad alcune specifiche componenti del sistema economico campano.

La produzione delle aziende manifatturiere si è ridotta nel 2014. Il calo è dovuto alle imprese di piccole dimensioni che hanno in media registrato ancora un’ampia flessione mentre per quelle più grandi la produzione è aumentata. La quota di imprese che hanno chiuso l’esercizio in perdita è lievemente calata. Tale andamento ha riflesso esclusivamente il miglioramento rilevato per quelle di maggiori dimensioni, a fronte di una sostanziale stazionarietà per quelle più piccole. La quota di imprese che ha indicato una crescita degli investimenti è aumentata ma rimane ancora inferiore a quella delle imprese che ne ha segnalato una diminuzione.

Le esportazioni campane si sono ridotte (‑1,7 per cento). Tra i settori che maggiormente contribuiscono all’export regionale, si sono contratte le vendite di aeromobili e di auto e hanno rallentato quelle dell’industria agro-alimentare e del settore della moda. Le esportazioni del comparto cantieristico hanno invece ripreso a crescere, pur rimanendo su livelli contenuti.

Il valore aggiunto delle costruzioni, tra i settori più colpiti dalla crisi, si è nuovamente contratto. I livelli occupazionali sono inferiori di quasi un terzo rispetto ai periodi precedenti la crisi. In prospettiva, le imprese edili potrebbero beneficiare di un’espansione delle compravendite immobiliari che, dopo una lunga fase di contrazione, hanno ripreso a crescere nel 2014.

Il turismo continua a sostenere l’attività economica. È proseguito sia l’aumento degli arrivi sia quello delle presenze di turisti stranieri. Ne hanno beneficiato anche i trasporti aerei e marittimi. Il numero dei passeggeri in transito nell’Aeroporto internazionale di Napoli e nei due principali porti campani è cresciuto nel 2014, invertendo il calo del 2013.

Il settore del commercio ha registrato un’ulteriore contrazione. Le vendite al dettaglio sono ampiamente diminuite. Il calo è stato più intenso per gli esercizi di minore dimensione. Hanno ripreso a espandersi le immatricolazioni di auto mentre continuano a ridursi gli acquisti degli altri beni durevoli. Nel complesso, i consumi delle famiglie campane si sono ridotti anche lo scorso anno, sebbene meno che nel 2013. Tale andamento ha risentito anche del calo dell’occupazione e dell’aumento della Cassa integrazione guadagni. Il tasso di disoccupazione è lievemente aumentato, raggiungendo per i più giovani il 56,0 per cento. Le maggiori difficoltà di accesso al mercato del lavoro hanno contribuito a mantenere più elevato rispetto alla media italiana il tasso migratorio dei giovani verso altre regioni italiane e l’estero.

Il calo degli investimenti e della produzione si sono riflessi, a fronte di un miglioramento delle condizioni di accesso al credito, in una contrazione dei finanziamenti alle imprese. Nel corso del 2014 e fino al primo trimestre del 2015, la flessione si è progressivamente attenuata interrompendo il calo per le imprese di maggiori dimensioni. Per le piccole imprese, il credito ha invece continuato a ridursi. I finanziamenti alle imprese di costruzioni si sono ridotti in misura più ampia rispetto agli altri settori, risentendo anche della più elevata rischiosità.

Il tasso di ingresso in sofferenza dei finanziamenti alle imprese, sebbene in lieve calo, si mantiene su livelli più che doppi rispetto a quelli registrati prima della crisi. La prolungata fase di recessione e i tempi lunghi che caratterizzano le procedure di insolvenza e di recupero dei crediti hanno determinato un accumulo di sofferenze, pari a poco meno di un terzo del totale dei finanziamenti da banche e società finanziarie.

In linea con la ripresa delle transazioni immobiliari sono tornate a espandersi le erogazioni di mutui per acquisto di abitazioni. Nel complesso il credito alle famiglie si è ancora ridotto nel 2014, in special modo quello al consumo concesso da società finanziarie. La rischiosità dei prestiti alle famiglie rimane contenuta.

Dalla sottoscrizione del piano di rientro nel 2007, i disavanzi della gestione sanitaria, al lordo delle coperture, si sono progressivamente ridotti fino ad azzerarsi nel 2013. Per il 2014, il pre-consuntivo presenta un avanzo di gestione. Gli sforzi compiuti per il contenimento della spesa sono stati accompagnati da un miglioramento della qualità dei servizi erogati in alcuni ambiti dell’assistenza sanitaria. La maggior parte degli indicatori rimane, tuttavia, al di sotto degli standard minimi prescritti.

Entro la fine del 2015 si chiuderà il ciclo di programmazione 2007-2013 dei fondi strutturali europei. Lo scorso dicembre la spesa certificata era pari al 58,4 per cento delle risorse disponibili (5,4 miliardi), 39,2 per cento se rapportata a quelle iniziali. Lo scorso anno è stata avviata la programmazione regionale per il ciclo successivo con una dotazione pari a 5,0 miliardi. Il POR Campania FESR 2014-2020 include la maggior parte dei Grandi Progetti già presenti nella programmazione 2007-2013. Con riferimento a questi ultimi, alla fine del 2014 i pagamenti effettuati erano pari al 25,4 per cento delle risorse complessivamente assegnate che includono finanziamenti pubblici provenienti anche da fonti diverse dai fondi strutturali”.

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