La Cenerentola di Rossini, dal 18 al 30 giugno al San Carlo.

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691621516-la_cenerentola_125Penultimo appuntamento della Stagione d’Opera e di Balletto prima del San Carlo Opera Festival, torna al Massimo napoletano La Cenerentola, dramma giocoso in due atti di Gioachino Rossini su libretto di Jacopo Ferretti, in scena al Massimo napoletano da giovedì 18 giugno ore 20.30 e in replica fino al 30 giugno.

L’allestimento è quello firmato dallo scozzese Paul Curran– qui ripreso da Oscar Cecchi– con la direzione d’orchestra di Gabriele Ferro, da sempre amatissimo dal pubblico napoletano e sul podio già nel 2003 in occasione del debutto di questo allestimento sancarliano, con le scene di Pasquale Grossi e i costumi firmati da Zaira de Vincentiis.

Il regista Paul Curran ha scelto di ambientare la storia di Cenerentola nel 1912 per meglio sottolineare le differenze di classe; è in quegli anni infatti che la disparità tra le classi sociali si fa particolarmente evidente. Disparità che nel testo di Ferretti è messa in rilievo nelle diversità tra il mondo della protagonista e quello del Principe. Nessuna magia dunque o atmosfera da favola, ma una leggerezza di fondo resa attraverso il filtro dell’ironia. Il colore predominante in palcosenico è l’azzurro in tutte le sue gradazioni, sia nelle scene firmate da Pasquale Grossi, sia nei costumi della de Vincentiis.

A vestire i panni di Cenerentola è Serena Malfi, giovane mezzosoprano napoletano che vanta già una carriera internazionale (si è esibita infatti al Covent Garden, all’Opéra de Paris, alla Wiener Staatsoper), le sorelle Clorinda e Tisbe saranno interpretate daCaterina Di Tonno e Candida Guida. Il ruolo del Principe è affidato Maxim Mironov mentre Simone Alberghini sarà Dandini e Carlo Lepore Don Magnifico. Alidoro avrà la voce di Luca Tittoto.

Opera giovanile di Rossini La Cenerentola andò in scena per la prima volta al Teatro Valle di Roma il 25 gennaio 1817, prima ancora che il compositore pesarese compisse venticinque anni. Scritta in un brevissimo lasso di tempo, l’opera su libretto di Jacopo Ferretti, lascia gli ascoltatori ammirati sia per l’incredibile invenzione musicale che per la precisione del disegno teatrale e drammatico. Eliminata qualsiasi implicazione magica e fiabesca, Rossini pone in essa una trascinante vena farsesca, ma accanto a burle, travestimenti e ironia vi troviamo un’ombra di malinconia. Cenerentola rimane una figura piuttosto anomala nel genere dell’opera buffa, sia dal punto di vista dello “spessore” psicologico, che da quello più propriamente vocale. Sospesa tra sogno e realtà, ha una personalità ben delineata, fin da subito differente dagli altri personaggi. La sua linea di canto è accurata, fitta di ornamentazioni, virtuosistica, caratteristiche che solo a tratti si ritrovano nelle altre parti, quella di Dandini, ad esempio, o quella di Alidoro. Al genere buffo tout court appartengono invece Don Magnifico, Clorinda e Tisbe, psicologicamente immobili, incapaci di ogni trasformazione. Dopo un periodo di declino, l’opera è di nuovo presente stabilmente in repertorio e rimane tra le più amate di Rossini.

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