Compravendita senatori, Berlusconi condannato a 3 anni, stessa pena a Lavitola.

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notizie-pescara-chieti-teramo-l-aquila_sondaggio-swg-silvio-berlusconi-il-personaggio-pi-rappresentativo-degli-ultimi-25-anniSilvio Berlusconi è stato condannato dal Tribunale di Napoli a tre anni di reclusione per corruzione nel processo per la compravendita dei senatori. Alla stessa pena è stato condannato anche Valter Lavitola.

“C’erano delle voci, ma, come dissi al giudice, non ne sapevo nulla. Se lo avessi saputo sarei ancora presidente del Consiglio”. Così l’ex premier Romano Prodi ha risposto all’ANSA sulla fine del processo a Silvio Berlusconi e Valter Lavitola per la presunta compravendita di senatori che avrebbe fatto cadere il suo governo.

Berlusconi, arrivato in tarda mattinata a Roma, ha pranzato coi i suoi più stretti collaboratori. E, al di là della sentenza, è stata la Grecia il tema principale della riunione, con Berlusconi che avrebbe apprezzato le parole di Alexis Tsipras sulle riforme da mettere in campo.

Per il pm Henry John Woodcock, nella vicenda della compravendita dei senatori “siamo di fronte, in fondo, a un banale contratto illecito, una questione di vile pecunia, di scambio, di baratto tra soldi e tutto ciò che rientra nella funzione parlamentare”. Il magistrato fa ricorso ad argomenti relativi alle norme civilistiche nel processo nei confronti dell’ex premier Silvio Berlusconi e dell’ex direttore de L’Avanti Valter Lavitola. La replica del pm anticipa l’emissione della sentenza prevista in giornata. Woodcock ha sostenuto che in questa vicenda “i motivi politici rimangono sullo sfondo”. Per chiarire il concetto, come esempio il pm ha ricordato episodi della storia come il delitto Matteotti e alcuni atti rivoluzionari: “Chi può negare che vi siano stati motivi politici? E ciò elide la rilevanza penale? io dico no”. Woodcock si è inoltre soffermato sull’articolo 318 del Codice penale secondo la formulazione fatta nel 2012 in cui si parla di “asservimento” della funzione pubblica. I legali della difesa sostengono infatti che non può essere applicato in questo caso in quanto emanato in un periodo successivo ai fatti contestati. Tale asservimento “era punibile prima della legge del 2012? O era penalmente irrilevante? Questo è il quesito che il Tribunale dovrà sciogliere – ha detto il pm – Quanto agli elementi emersi nel corso del processo le strade portano in una unica direzione: la compravendita”. Il pm Fabrizio Vanorio ha sottolineato che la sentenza “farà giurisprudenza perché è il primo caso in cui si affronta il tema della corruzione parlamentare”. (ANSA)

Bisognerà attendere le motivazioni per capire come i giudici napoletani abbiano superato l’ostacolo maggiore che sia la difesa di Berlusconi che quella di Forza Italia, anch’essa imputata come “responsabile civile”, hanno sollevato per arginare le tesi della Procura: sia Niccolò Ghedini che Franco Coppi hanno sostenuto che è la Costituzione a garantire la totale libertà di movimento ai parlamentari che esercitano il loro ruolo “senza vincoli di mandato”.

A rientrare negli atti insindacabili rientrava, in particolare, il voto di fiducia al governo, che non fa parte dell’attività legislativa: e in quel momento De Gregorio non era un pubblico ufficiale. Qualunque siano i motivi – nobili o prosaici – che lo spinsero al ribaltone, questi per Ghedini e Coppi riguardano la morale e la politica ma non il codice penale.

Il tribunale presieduto da Serena Corletto, dopo una lunga camera di consiglio, sposa in pieno le tesi della Procura. Novanta giorni per le motivazioni, prescrizione inevitabile. Ma l’appello a una condanna esemplare in nome della funzione “generalpreventiva” della pena, invocata da Woodcock stamane, è stato accolto.

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