Percorso africano nella città di Napoli, a cura dell’Università Orientale.

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orientale chiatamoneVenerdì 8 maggio, con appuntamento a piazza Nilo alle 9.30, si terrà il “Percorso africano nella città di Napoli” con le seguenti tappe: Palazzo Corigliano, Via Roma (di fronte alla sede del Banco di Napoli), Palazzo Reale, Palazzo Du Mesnil (via Partenope, collezione della Società Africana d’Italia). La partecipazione al percorso è gratuita salvo per il biglietto d’ingresso a Palazzo Reale (4 Euro). Guida d’eccezione, Andrea Manzo, docente di Antichità nubiane presso l’Orientale.

La visita è in programma i seguenti venerdì: 8, 15, 22 maggio. Prenotazione consigliata tel. 0816909119 / 3496704979 / 3386344567; amanzo@unior.it; numero max di 20 partecipanti

La Napoli africana:

La città di Napoli ha da sempre rappresentato una finestra sul Mediterraneo e, attraverso questo, sul continente africano. Napoli perciò possiede nel suo tessuto urbano e in alcune sue importanti Istituzioni dei segni tangibili di tale ruolo. Le più antiche attestazioni dei rapporti tra Napoli e la sponda meridionale del Mediterraneo sono rappresentati dalle coppe di ossidiana trovate a Stabiae in una villa romana e custodite presso il Museo Archeologico Nazionale. E come in Egitto e lungo il Mar Rosso c’erano mercanti campani, così nel cuore antico della nostra città risiedeva un gruppo di mercanti alessandrini: l’area che li ospitava è ancora oggi identificabile grazie alla statua del Nilo nella piazzetta omonima, non lontano da Palazzo Corigliano.

Con un salto di qualche secolo giungiamo agli africani rappresentati tra i personaggi del presepe napoletano nel Settecento e nell’Ottocento. Sono vestiti come “mori” e ciò perché verosimilmente allora i rapporti con l’entroterra africano si svolgevano per il tramite dell’Africa settentrionale. A fine Ottocento risale la costituzione della Società Africana d’Italia, sodalizio napoletano che nel clima postunitario voleva promuovere la conoscenza dell’Africa e l’espansione coloniale italiana. Si costituì anche una collezione allestita poi nelle varie sedi che ospitarono la Società. Questa collezione, affidata nel dopoguerra all’Università “L’Orientale”, è stata recentemente recuperata dopo anni di oblio e resa fruibile al piano terra di Palazzo Du Mesnil.

La Mostra d’Oltremare, nata come fiera delle colonie italiane, contiene al suo interno due edifici che fanno esplicito riferimento all’Africa Orientale. Il primo e il cosiddetto “Cubo d’oro”, dalle facciate rivestite di mosaico movimentate da una riproduzione del motivo a “teste di scimmia” tipico dell’architettura etiopica aksumita e medievale. Il secondo edificio è una riproduzione fedele del “Bagno di Fasilides” un edifico destinato alla celebrazione del Timkat (“Battesimo”), che prevede un bagno rituale, della città di Gondar, capitale nel XVII secolo dell’impero etiopico. L’edifico sorge, come l’originale, su dei pilastri al centro di un laghetto su cui si affaccia con loggiati e balconi.

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