Don Ciro Tufo, parroco di Calvizzano, con un passato da farmacista, racconta in un video su uniti nel dono

Nell’hinterland napoletano don Ciro Tufo guida la comunità di san Giacomo a Calvizzano mettendo al servizio della cura e della salute delle persone anche la sua precedente formazione di farmacista.

Alle porte di Napoli, nel piccolo comune di Calvizzano, dodicimila abitanti nel cuore della pianura campana, don Ciro Tufo guida l’unica parrocchia del luogo – San Giacomo – costituendo un riferimento per tutta la comunità. Una missione che compie grazie a un costante e fecondo rapporto di reciprocità che si esercita nella quotidianità tra gesti – abbracci, saluti, caffè condivisi – e azioni – visite domiciliari, somministrazioni di farmaci – che compongono un quadro destinato a celebrare la bellezza della famiglia umana.

 

La mia gioia è essere quello che faccio e quello che vivo, lo dico tutti i giorni – spiega don Ciro a Giovanni Panozzo nel video “Una Chiesa tra la gente” che si può vedere  ed è una considerazione che poi declino concretamente anche in quelli che potrebbero sembrare momenti secondari: ad esempio un abbraccio a Napoli è molto di più di quanto si pensi, è un’usanza, significa sentirsi, appartenersi”.

Don Ciro, cinquantenne e parroco dal 2009, ha avuto una vita differente prima della chiamata: farmacista, insegnante, fidanzato per undici anni e in procinto di sposarsi. Poi la vocazione, la decisione di cambiare completamente vita, il percorso di studi e quindi l’ordinazione e il ritorno a Calvizzano, dove era cresciuto e aveva visto germogliare la sua vocazione nel segno di una vita parrocchiale vissuta intensamente e in prima persona, anche accompagnando il coro con la chitarra. Un legame irrinunciabile col territorio che è un dono di famiglia: il gemello, don Giuseppe Tufo, è parroco e sacerdote a Villaricca, a dieci minuti d’auto di distanza.

 

Nel 2020, don Ciro, che in piena epidemia non aveva dimenticato di essere stato un farmacista – “anche la sua precedente professione l’ha messa al servizio del suo ministero”, ricorda Suor Vittoria -, assurse alle cronache locali per aver contratto il Covid in seguito alla somministrazione di un antibiotico a un anziano che si trovava contagiato. “Mi sono fatto carico spontaneamente di questo soccorso domiciliare – spiega don Ciro, esemplificando in un atto la sua cura nei confronti della comunità, così come di molti altri in quel periodo, poi ho contratto il virus e quindi ho vissuto per 45 giorni proprio con la famiglia del signore che stavo aiutando”.

 

Un rilievo percepito dalla comunità che vive della fibra di questo don in prima linea nell’aiuto – iniziative per gli indigenti, campi estivi per i ragazzi come il “Villaggio di Dio”, l’oratorio che a luglio coinvolge per un mese intero di attività più di 300 giovani e un migliaio di bambini tra animatori e fruitori.  – e anche nel rispetto delle regole e della legalità in un territorio complicato, testimoniato dallo scioglimento del comune per infiltrazioni camorristiche nel 2017. La sua è una chiesa che “s’incarna – prosegue il done che vive il Vangelo tra la gente, è una chiesa vera”. Nell’imminenza delle festività, è già in fase organizzativa la cena natalizia del 23 dicembre in chiesa, l’unico luogo in grado di accogliere oltre 500 persone. Durante tutto il periodo natalizio saranno previste attività solidali con i poveri della Caritas parrocchiale ed anziani.

Attività fortemente volute dal don sempre vicino a chi ha bisogno. Lo sanno bene i collaboratori, volontari e i beneficiari della sua azione, perché spesso avvertono che il confine tra chi aiuta e chi è aiutato è sempre più labile, spesso inesistente. Lo ricorda proprio don Ciro, spiegando che “qui il parroco è tutto, ma allo stesso tempo loro sono tutto per me”. Lo si avverte nelle parole dei giovani che raccontano l’impegno quotidiano e la forza del legame della comunità: “Ci conosce uno per uno”, dice una ragazza, “l’amore che mette in queste relazioni fa sentire la gente piena della sua presenza e della presenza di Dio”, aggiunge un altro.

 

Un rapporto reso essenziale in una parrocchia che diventa anche un avamposto di sicurezza e di supporto per le fragilità di tante famiglie – “ci ha aiutato con i bambini, conosce tutti, uno per uno” raccontano – e in una dimensione temporale che travalica la contingenza del momento perché – sottolinea Andrea – “il tempo non va contato quando stiamo assieme“. Un pensiero profondamente condiviso dal don: “Quando non sto con la gente ho paura, temo di non aver vissuto il tempo opportuno; penso che questa è la vocazione per ognuno: quanto bene possiamo fare e quanto bene abbiamo fatto”.

 

Questa è solo una delle tantissime storie di salvezza e aiuto portate avanti sul territorio da sacerdoti, impegnati in prima linea, e dalle loro comunità.

A sostegno delle offerte per i sacerdoti sarà programmata, fino a Natale, la campagna della Conferenza Episcopale Italiana, realizzata da Casta Diva Group e articolata tra spot tv, radio, web, social. Gli spot raccontano la “missione” dei sacerdoti, ripresi nella loro quotidianità all’interno delle comunità, luoghi in cui tutti noi possiamo sentirci accolti.

Ogni offerta destinata al sostentamento dei sacerdoti è il segno tangibile della vicinanza dei fedeli, un mezzo per ringraziare tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro – sottolinea il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – Basta una piccola offerta ma donata in tanti”.

Oltre agli spot, sul web e sui social, sono previste alcune pillole video, brevi interviste ad alcuni parrocchiani che raccontano i “don” dal loro punto di vista.

Nonostante siano state istituite nel 1984, a seguito della revisione concordataria, le offerte deducibili sono ancora poco comprese e utilizzate dai fedeli che ritengono sufficiente l’obolo domenicale che però solo in minima parte può essere usata dal parroco per il proprio fabbisogno. Da qui l’importanza di un sistema che permette a ogni persona di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani.

Diverse da tutte le altre forme di contributo a favore della Chiesa cattolica, le offerte per i sacerdoti sono espressamente destinate al sostentamento dei preti al servizio delle 226 diocesi italiane; tra questi figurano anche 300 sacerdoti diocesani impegnati in missioni nei Paesi più poveri del mondo e 2.500 sacerdoti ormai anziani o malati, dopo una vita spesa al servizio degli altri e del Vangelo. L’importo complessivo delle offerte nel 2022 si è attestato appena sopra gli 8,4 milioni di euro in linea con il 2021. È una cifra ancora lontana dal fabbisogno complessivo annuo, che ammonta a 514,7 milioni di euro lordi, necessario a garantire a tutti i sacerdoti una remunerazione pari a circa mille euro mensili per 12 mesi.

 

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