Lettera Aperta al Sindacato della Medicina Generale – L’ultima chiamata per ascoltare i medici che ogni giorno lavorano sul territorio

lettera inviata da un gruppo di medici e rivolta al sindacato Fimmg

 

In previsione della prossima firma per il nuovo Acn di categoria si vogliono esprimere delle considerazioni critiche nei confronti della bozza d’indirizzo e si vogliono chiedere delucidazioni sulle eventuali proposte del sindacato maggioritario a cui sono iscritto e da cui pretendo tutela.

La bozza prevede:

  • Un orario continuativo e con turnazione 7 giorni su 7 e 365 giorni su 365, come se fossimo un ospedale, ma senza avere nessun diritto di ferie, malattia, malattia bambino, maternità, paternità, tredicesima e tutela dalle aggressioni. Cit.(“realizzare nel territorio la continuità dell’assistenza, estesa all’intero arco della giornata e per sette giorni alla settimana, per garantire una effettiva presa in carico dell’utente, anche in collegamento con la rete del Numero Unico Europeo 116117).

È veramente necessario sacrificare il nostro tempo per offrire un servizio 7 giorni su 7 e 16 o 24 ore al giorno per un bisogno di salute che per definizione è cronico, programmabile e differibile? Dobbiamo assecondare la follia per cui ad ogni colpo di tosse bisogna recarsi dal medico o in pronto soccorso? Ogni richiesta di prescrizione deve essere erogata immediatamente anche alle 18 di una domenica pomeriggio?

  • Proposte di aumento del carico di lavoro senza avere un incentivo economico, chi paga il personale di studio durante i festivi? Quale personale di studio sarà d’accordo a coprire i turni di sabato, di domenica o a Natale? Dal momento che AP e CA vengono equiparate in una unica definizione di “ruolo unico” chi si occuperà di coprire questi orari tradizionalmente assegnati alla guardia medica? Anche se si faranno dei turni, come pensano che un solo medico possa coprire le esigenze sanitarie di circa 30000 pazienti afferenti alle Aft?( esigenze per lo più burocratiche come ben sappiamo)
  • Sono proposte discusse con gli iscritti? O dovremo adeguarci senza batter colpo? E allora a cosa serve essere iscritti ad un sindacato?
  • Come si conciliano i nostri ambulatori aperti per le 15 ore previste con “l’attivazione di un ambulatorio di continuità assistenziale h24 gestito da medici di cure primarie ad attività oraria integrati, ove necessario, con personale infermieristico, e ubicato, a seconda delle esigenze territoriali, presso una sede propria o in prossimità di un DEA di I° o II° livello (purché con percorso ben distinto e separato da quello dedicato all’emergenza);”. Il paziente verrà prima visitato dal suo medico di fiducia, poi si farà visitare dal medico di continuità assistenziale e poi infine si recherà in Pronto Soccorso per una ulteriore valutazione? È in questo modo che dobbiamo sprecare denaro pubblico?
  • Non una parola sulla formazione specifica che ad oggi risulta carente e inadeguata ai tempi e la cui riforma si attende da decenni per adeguarsi agli standard europei che prevedono una scuola di specialità con “una parte pratica più che teorica” e non un tirocinio osservazionale (DIRETTIVA 2005/36/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO).
  • Non una parola sulla “sburocratizzazione della professione” che è il vero motivo per cui abbiamo meno tempo per i pazienti.

 

 

 

Considerazioni finali:

– Il sindacato dovrebbe tutelare i suoi iscritti e non piegarsi ad un contratto peggiorativo. Non eravamo gli eroi della Pandemia?

– In tutto il mondo civile gli orari di lavoro si riducono e noi invece vogliamo aumentare le ore di lavoro e quindi ridurre la qualità dello stesso. Cosa ci è stato promesso in cambio di tale aumento dell’orario lavorativo che anche all’occhio più inesperto comporterà solo aumento della spesa e non aumento della salute pubblica?

– Può una specialità medica basata sul rapporto di fiducia, sulla programmazione, sulla cronicità e sulla gestione integrata delle risorse diventare un lavoro da corriere AMAZON?

– Quando nessuno vorrà più fare il medico di medicina generale daremo la colpa alla Politica o a chi non vuole ascoltare e non vuole essere consigliato?

Si tratta di numerose questioni e criticità che provengono dalle istante della base sindacale e da chi questa professione la pratica con dedizione tutti i giorni sul campo. Non siamo più disposti a non essere ascoltati.

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