Natural Sovereignty, Paolo Cirio alla Certosa di San Giacomo a Capri da sabato 9.

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Dal 9 ottobre al 3 novembre 2021, presso la Certosa di San Giacomo di Capri sarà ospitato l’inedito progetto site specific di Paolo Cirio dal titolo Natural Sovereignty, a cura di Marina Guida.

L’esposizione, organizzata dalla galleria torinese Giorgio Persano e dalla galleria berlinese NOME, in collaborazione con la Direzione regionale Musei Campania e l’Ufficio Servizi Educativi della Certosa di San Giacomo, gode del Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e del patrocinio della Città di Capri.

Natural Sovereignty, che inaugurerà il 9 ottobre alle 18 presso la Certosa di San Giacomo con un ampio corpus di opere, sarà seguita da un incontro a tema ambientale con il Professor Marco Grasso il 10 ottobre alle ore 16 presso Villa San Michele, sede del Consolato Svedese e storica dimora del medico e scrittore Axel Munthe, e da un workshop all’Università Federico II di Napoli previsto l’11 ottobre nel corso di Estetica del Prof. Leonardo Distaso.

Dopo le indagini artistiche su tematiche economiche, politiche, legali e finanziarie, la ricerca di Paolo Cirio si interroga per la prima volta sull’emergenza climatica, un punto cruciale del nostro tempo, ancora troppo sottovalutato. E lo fa senza mezzi termini, allestendo un tribunale utopico del crimine climatico, nel quale le maggiori compagnie petrolifere e di carbone sono messe sotto processo e giudicate da esperti di giustizia climatica internazionale e dal pubblico che si costituisce parte lesa. In questo processo immaginario i querelanti, insieme alla specie umana, sono le migliaia di specie di flora e fauna in estinzione. Sono decine e decine gli studi e le pubblicazioni scientifiche che negli anni hanno lanciato da tempo l’allarme per cui la vita del nostro pianeta sarebbe in gravissimo pericolo, come evidenziato dal Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres che nell’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) ha commentato: “Deve suonare una campana a morto per il carbone e i combustibili fossili, prima che distruggano il nostro pianeta”. Sebbene da molto tempo attivisti e scienziati continuino a gridare forte contro i disastri dell’emergenza climatica – anche se troppo costanti sono le catastrofi che errate scelte politiche antiecologiste hanno inferto all’ambiente e benché siamo quasi a un punto di non ritorno – la loro voce resta a tutt’oggi inascoltata. Paolo Cirio, artista di origini italiane che vive a New York, con Natural Sovereignty, da hacker e attivista lancia il suo affondo sul tema più urgente del nostro secolo. Con metodo scientifico, supportato da grafici e dati incrociati, mostra le evidenze della crisi climatica che negli ultimissimi anni sono diventate sempre più allarmanti. Nel suo progetto – sarebbe riduttivo chiamarlo “mostra” – gli spazi della Certosa non hanno intenzione di offrire un semplice fondale, sono piuttosto i dispositivi ideali dove rimbalza il disincanto di una bellezza dolente e quasi perduta. Capri diventa così la cassa di risonanza del messaggio potente ed urgente che l’artista consegna ad un pubblico internazionale. Le installazioni qui presentate da Paolo Cirio, quindi, hanno il sapore amaro della sconfitta delle politiche internazionali sulle tematiche ambientali, in quanto non soltanto incapaci di preservare l’ambiente, ma talmente inette da ingaggiare azioni pericolose di cui i governi stessi restano vittime. Non ci possono essere scusanti. Nessuna attenuante. La crudezza di grafici, algoritmi ed espressioni matematiche stampati su tela e carta, svelano ora un dramma puro: scelte politiche di governi nazionali e sovranazionali, in accordo con le maggiori compagnie di petrolio gas e carbone, hanno condotto il globo sull’orlo del disastro climatico. Una denuncia dura e senza compromessi quella che Cirio mette in campo in questo progetto. Anticipando il futuro, l’artista inscena un tribunale che mira all’istituzione di un diritto ambientale internazionale allargato a tutte le specie esistenti, non soltanto a quella umana, a tutela della vita su questo pianeta, ed auspica che i colpevoli del disastro climatico vengano individuati, processati e condannati per ecocidio. L’intero progetto installativo si presenta come un resoconto inoppugnabile sul passato ed sul presente ed un interrogativo aperto sul futuro: fino a quando l’umanità sceglierà di non vedere e non agire perché questa devastazione ambientale abbia termine? Per quanto tempo ancora si metteranno in atto scelte politiche climalteranti che agevolano le economie a danno dell’ambiente? Forse quando ci si accorgerà che la Sovranità più importante è soltanto una: quella Naturale.(ANSA).

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