PNRR e HIV: il piano della Campania e della Puglia per migliorare le cure e la qualità di vita dei pazienti.

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La recente esperienza della pandemia ha convinto tutti che una riforma del sistema di cure territoriali non sia più procrastinabile e che questa debba essere fatta con i giusti investimenti, ma in tempi brevi.  Molte sono le risorse dedicate nel PNRR a questo scopo, a cui le regioni potranno attingere. Ad oggi, però, il quadro dei diversi territori regionali presenta realtà assistenziali completamente diverse, con servizi per nulla omogenei, che non sono in grado di garantire universalità di cure ai cittadini.

Inoltre nell’affrontare i problemi della sanità territoriale, nonostante le revisioni legislative, i tavoli di trattativa, i più o meno ampi coinvolgimenti degli stakeholder interessati, ha prevalso spesso uno spirito corporativo basato sulla difesa di specifici interessi e segnato dalla mancanza di trasversalità degli intenti.

La domiciliarità era ed è la scelta auspicata dalle persone, quella più desiderata e anche la più sostenibile per il Sistema. Le diverse esperienze di gestione della pandemia ci hanno dimostrato che è anche la più corretta in termini di sicurezza e benessere dei cittadini. Ma per governare questi cambiamenti in tempi rapidi e in maniera efficiente è necessario che tutti gli attori si mettano in gioco andando incontro insieme alle esigenze di un mondo profondamente cambiato, dove orizzonti e saperi devono combinarsi.

Tutte le componenti che a livello territoriale agiscono (MMG, PLS, infermieri, farmacisti, assistenti sociali, ginecologi, ostetriche, psichiatri, neuropsichiatri infantili, medici delle dipendenze e psicologi, fisiatri e terapisti della riabilitazione, educatori professionali e tutti gli altri professionisti e operatori sanitari) devono raggiungere una vera integrazione.
E in tutto questo percorso, un passaggio fondamentale sarà non solo la presenza al tavolo decisionale delle associazioni di pazienti, ma anche dell’industria che produce tecnologia e innovazione (farmaci e device), due componenti spesso messe a margine delle decisioni strategiche che impattano sull’intero sistema. Per tutti questi motivi Motore Sanità ha realizzato l’incontro UN NUOVO RUOLO DEL TERRITORIO NELLA GESTIONE DELLA SANITÀ. PNRR E HIV: IL RETURN TO CARE – CAMPANIA E PUGLIA, con il contributo non condizionante di MSD, Gilead e IT-MeD, al fine di raccogliere idee realizzabili subito: dalla diagnostica, alla presa in carico, dal follow-up, alla condivisione dati, al supporto tecnologico.

Così Angelo D’Argenzio, Direttore UOD Prevenzione e Igiene Sanitaria – prevenzione e tutela della salute e della sicurezza negli ambienti di vita e lavoro – O.E.R., Regione Campania: L’obiettivo generale della Delibera di Giunta Regionale Campania n. 1 del 2022 (Percorso attuativo dell’assistenza domiciliare per pazienti affetti da Hiv/Aids) è di migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da Hiv/Aids in una fase post acuta, attraverso l’attuazione di una forma di assistenza sanitaria, psicologica e sociale erogata al domicilio del paziente in modo continuo e integrato, con la possibilità di fornire cure appropriate da parte del medico di famiglia, dallo specialista infettivologo e di altri operatori (medici specialisti, psicologi, infermieri, assistenti sociali, fisioterapisti),  dei servizi ospedalieri, territoriali e delle associazioni di volontariato secondo le necessità rilevate. Tale forma di assistenza, oltre che erogare le cure sanitarie, si concretizza nel fornire un supporto formativo, fornire adeguata educazione sanitaria al soggetto e alla sua famiglia, favorire il mantenimento delle relazioni umane e facilitare l’aderenza alle terapie antiretrovirali”.

“Sicuramente il Covid ha bloccato gran parte delle nostre attività, ma tutto quello che avevamo costruito come gli ambulatori specialistici HIV ha permesso di raggiungere risultati importantissimi, ha spiegato Giovanni Battista Buccoliero, Direttore UOC malattie infettive e tropicali PO San G. Moscati Taranto. Dobbiamo recuperare quel rapporto di fiducia tra medico-paziente, che si è creato nel corso del tempo. In questo momento un coordinamento clinico regionale, una rete di malattie infettive legata alle tematiche dell’HIV potrebbe essere molto utile per uniformare i comportanti anche in termini di terapia”.

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