Arrapaho, il film cult di Ciro Ippolito con gi Squallor, martedì 3 maggio al cinema Filangieri.

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Il Morandini, la bibbia dei cinefili italiani, lo bollò senza appello come “il film più brutto di sempre” ma Arrapaho, il film di Ciro Ippolito del 1983 che portò sul grande schermo gli Squalloor, supergruppo che fu tra gli inventori del genere demenziale, pur inconsapevolmente, fu campione di incassi al botteghino tanto che ad Ippolito fu proposto di girare il sequel, che arrivò un anno dopo, con il titolo Uccelli d’Italia, in omaggio all’album degli Squallor uscito in quel periodo.

Ciro Ippolito ha remasterizzato e fatto uscire in formato blu-ray la pellicola, e proprio questa versione sarà proiettata martedì 3 maggio al cinema Filangieri alla presenza dello stesso Ippolito e di Marco Giusti (l’altra metà di Blob).

Arrapaho, uscito nel 1983, sull’onda dell’album omonimo, fece apparire per la prima volta gli Squallor sul grande schermo, o quasi, visto che Alfredo Cerruti scelse di fare la “voce fuori campo” che narrava la trama del film, la storia di Arrapaho (Urs Althaus, che un anno più tardi impersonerà il mitico attaccante brasiliano Aristoteles ne L’Allenatore nel Pallone), principe ereditario dell’omonima tribù pellerossa, e di Scella Pezzata (Tinì Cansino, nipote di Rita Hayworth e già capo “Fast Food”a Drive In), figlia del capo della trbù rivale, i Cefaloni. In mezzo a loro, una terza tribù il cui nome è tuto un programma, i Frocheyennes.

Daniele Pace impersonava proprio il padre della sposa, che era stata promessa a Cavallo Pazzp, mentre Totò Savio e Giancarlo Bigazzi interpretarono rispettivamente un parente lontano arrivato apposta da Napoli per il matrimonio di Scella Pezzata e Cavllo Pazzo ed un improbabile viaggiatore russo in slitta perdutosi nelle praterie indiane ed in cerca della più familiare steppa.

Ad inframezzare la storia, delle pubblicità a dir poco improbabili e dei “trailer” che altro non sono che pretesti per proporre personaggi cult dell’universo Squallor come Pierpaolo (un grandissimo Gigio Morra) o Berta (una travolgente Marisa Laurito).

Va da sè che un film come Arrapaho adesso, con la dittatura del politicamente corretto sarebbe semplicemente improponibile, ed è proprio questo uno dei principali punti di forza della pellicola di Ciro Ippolito.

Ippolito che racconterà tutta una serie di aneddoti dedicata alla realizzazione di questa pellicola che fu tutt’altro che una passeggiata, dalla produzione alla distribuzione.

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