Torna la Festa a Vico, da domenica 3 a martedì 5 3 giorni di enogastronomia e solidarietà.

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Il 3, 4 e 5 giugno torna l’appuntamento con Festa a Vico. Si tratta della sedicesima edizione della festa a Vico Equense nata da una intuizione dello chef Gennaro Esposito de La Torre del Saracino nel 2003 e diventata da subito un esclusivo e sempre più atteso appuntamento in Penisola Sorrentina.Una festa che raccoglie l’energia e la passione dei grandi, ma anche dei giovani, degli artigiani e dei contadini.

L’appuntamento è dal 3 al 5 giugno, ormai lo sapete.
Così come negli altri anni, l’intero importo donato sarà destinato ai progetti Onlus che partecipano agli eventi di questa edizione.
La novità di quest’anno è lo spazio ancora più grande dedicato agli Artigiani della Sostanza di cui avevamo avuto un primo approccio nelle passate edizioni. Un distillato della migliore qualità della tradizione culinaria italiana, una cernita di quei prodotti che rappresentano l’autenticità e l’unicità del nostro territorio.
L’abbiamo raccontata in mille modi. Abbiamo messo assieme i cuochi e i contadini del vino francese. Abbiamo dipinto la nostra costa e il mare con i colori più vivaci. Ci siamo indignati e ribellati quando l’immagine della nostra regione è stata soltanto rifiuti nelle strade della città e discariche tossiche, come se tutto il resto non esistesse e non meritasse valore di testimonianza.
Abbiamo convinto chef famosi a cucinare i piatti dei loro territori e anche quelli della loro memoria di famiglia. Abbiamo visto file di persone davanti ad una scodella di passatelli in brodo o ad una pappa al pomodoro. Abbiamo chiamato allevatori notissimi a cuocere sulla sabbia il loro maialino o le bianchissime uova di galline nutrite a latte di capra. Ci siamo commossi quando l’illustre professore del più grande ospedale pediatrico del sud ci ha descritto le attrezzature  comprate con i soldi della beneficenza per salvare le vite di minuscole creature. Per un giorno all’anno abbiamo cambiato la faccia di Vico Equense, riempita di profumi e sapori in ogni angolo e di migliaia di persone disposte a mangiare piatti non sempre conosciuti. Ci siamo anche divertiti tanto, come quando abbiamo sentito un cuoco altoatesino, che masticava maluccio l’italiano, cantare a squarciagola “ O Sole Mio”, e la voce era anche bella, oppure quando una nostra amica matrona di una fantastica trattoria a pochi chilometri a sud di Roma ha avuto  bisogno di tre giovanotti per scavalcare un cancello. E mentre noi raccontavamo la Festa, il nostro mondo cambiava, noi cambiavamo, il nostro lavoro si modificava, come, peraltro, aveva profetizzato dieci anni fa un monumentale nostro amico che si augurava un sistema Italia che rilanciasse in ogni angolo della terra i nostri prodotti e la nostra identità. E allora oggi molti di noi sono a Parigi, Londra, New York, Ibiza, Hong Kong, Mosca, Dubai, Shangai, a testimoniare la crescita della cucina italiana.
Quest’anno, però, vogliamo girare la testa indietro, guardare dove tutto è cominciato, parlare di campi, di pascoli, di erbe, di agli, di cipolle, di ortaggi, di formaggi, di salumi, insomma di tutti quei prodotti nascosti o
dimenticati, che portano sulle nostre tavole anche l’anima di chi li ha fatti nascere e crescere. Manima appunto. Spirito e materia, come siamo fatti tutti noi. Il programma l’avete letto o lo leggerete e quindi, per una
volta, scegliete non dove vi porterà il cuore, ma la pancia.
Buon divertimento!

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