Europa al bivio tra rinascita e declino, l’incontro con Tremonti.

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Immigrazione, rappresentatività, potere legislativo del Parlamento di Bruxelles, moneta unica, divario socio-economico tra le diverse aree dell’Eurozona.

Le spine nel fianco dell’Unione Europea sono diverse e purtroppo ancora troppe. Sono tutti temi che, nel tempo, hanno minato sempre di più la convinzione tra i cittadini del Vecchio Continente che stare insieme sia più conveniente di viaggiare su binari indipendenti e separati. Per questo abbiamo scelto proprio l’Europa come argomento principale di dibattito per la conversazione che abbiamo organizzato con l’associazione Nord&Sud, a cui ha partecipato il Presidente di Aspen Institute Giulio Tremonti, il Presidente dell’Università Telematica Pegaso, Danilo Iervolino e per il Centro Studi, Vincenzo Caputo e Francesco Ferri, nata con l’idea di tentare di dare di risposte a tutti questi punti interrogativi.

Perché se qualche anno fa l’ipotesi di un ritorno al passato sembrava un miraggio, oggi lo ‘scambio ferroviario’ che porta le singole nazioni a prendere strade diverse appare vicinissimo. I capotreni, ossia i leader dei 28 Paesi membri, sanno che il bivio tra rinascita e declino dell’Unione Europea è ormai giunto. E l’Italia in questo viaggio gioca una partita fondamentale. Dobbiamo riconquistare la consapevolezza e la fiducia che siamo punto cardine dell’intero sistema, sicuramente far sentire più forte la nostra voce ed essere soggetti attivi e non passivi delle decisioni che si prendono nelle stanze di potere. Ma farlo implica anche una presa di posizione che non sia sterile e fatta solo di annunci e proclami. In questo si inserisce, attualissima, la questione meridionale che assume connotati prioritari. Se non ci impegniamo a risollevare le sorti del Sud del nostro Paese non possiamo avere credibilità agli occhi di chi abbiamo di fronte. E i ritardi del Mezzogiorno non riguardano soltanto noi che lo abitiamo e ne viviamo le difficoltà ogni giorno.

La Campania, la Puglia, la Calabria, le isole, sono regioni che devono rientrare a pieno titolo nel raggio d’azione di Bruxelles e questo troppo spesso è stato dimenticato. E non mi riferisco ai fondi, di cui spesso ci accusano di essere “maldestri” nella spesa. Ma parlo di progetti e di prospettive che sembrano mancare. E mancano ancor più gravemente se consideriamo che, ahimè, non solo abbiamo un’Italia a doppia velocità, ma anche un’Europa se non altro divisa in paesi di serie a e paesi di serie b. Paesi che dettano da anni regole e condizioni a seconda della loro situazione interna e paesi che subiscono lo “scippo” di regole e diritti dagli stessi stati membri. Parlo delle regole del lavoro sulle quali bisogna intervenire, parlo ancor di più del costo del lavoro e dell’organizzazione dello stesso.

Se non si parte da questo punto focale della discussione, tutto il resto del dibattito diventa effimero. E non stiamo ragionando di teoria da libri di testo ma di vissuto concreto, quotidiano. Perché con la moneta unica la perdita del potere d’acquisto delle famiglie ha influito in maniera determinante sulla qualità della vita degli italiani al Sud, provocando un impoverimento generale e un incremento esponenziale dell’emigrazione all’estero dei nostri giovani. Fuga dei cervelli vuol dire scappare a gambe levate da povertà e assenza di prospettive.

“Il lavoro non c’è, quindi meglio andare via prima e studiare fuori” ormai è una regola tra i nostri ragazzi. E così è stato anche per le imprese. La vera delocalizzazione non è avvenuta al di fuori del perimetro europeo, ma laddove, all’interno dello stesso continente, nulla si è fatto per frenare un’emorragia di produzione da una parte e di cervelli dall’altra.

Accanto a questo, gli sbarchi incontrollati che per anni hanno ingolfato i porti arricchendo i mestieranti del traffico di migranti non hanno riguardato Marsiglia, Anversa o Amburgo ma Napoli, Salerno, Lampedusa, Gioia Tauro. Il Sud d’Italia è il Sud d’Europa. E il bivio tra rinascita e declino, a partire dal tema dello sviluppo, passando per quello dell’immigrazione è lì, tra le strade e le città del nostro Meridione.

Di Severino Nappi

Fondatore associazione “Nord & Sud“

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