Monsignor Fisichella: San Francesco pensò al Presepe come alla Bibbia per i poveri.

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Il Complesso Monumentale Donnaregina – Museo Diocesano di Napoli (Largo Donnaregina), ha ospitato il convegno internazionale “Il Presepe napoletano come strumento di evangelizzazione”, importante momento di approfondimento tra i maggiori esperti del presepe a Napoli e nel mondo, a cinquant’anni dall’ultimo congresso sull’argomento.

Sul grande valore del presepe si sono confrontati esperti di storia e contenuti delle rappresentazioni presepiali, italiani e stranieri: Monsignor Rino Fisichella, Arcivescovo e Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione; S. E. Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli; il magistrato Catello Maresca; Sylvain Bellenger, direttore del Museo di Capodimonte; l’imprenditore ed editore Rosario Bianco; Filippo Maria Gambari, direttore del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni popolari di Roma; Francesco Delizia, direttore del Museo nazionale di San Martino; María Teresa Marín Torres, direttrice Museo Salzillo di Murcia (Es); lo scrittore Jean-Noël Schifano; Antonio Diaz Rubio, presidente Fundación Díaz Caballero, fondatore del Museo Internacional de Arte Belinista di Mollina (Málaga, España); Carmine Romano, storico dell’arte e esperto di Arte presepiale.

 

“È un momento molto importante questo, non soltanto per la città ma anche per tutti coloro che vedono nel presepe la continuità di una tradizione – afferma Monsignor Rino Fisichella –. Davanti al presente c’è un grande fascino: il fascino di quel mistero che, non sappiamo cosa succede, però ci si sente più buoni. Si coglie di più il senso della riflessione, della meditazione, si capisce il valore del silenzio. Si scopre la bellezza dell’arte, della fantasia, della creatività. Mi piace vedere come il presepe venga attualizzato. Ci sono nuovi personaggi, che raccontano la vita quotidiana. Il presepe non è una parentesi della vita delle persone: la vita è quella di tutti i giorni ma Natale la pone in un evento straordinario. Anche la vita di tutti i giorni può diventare uno strumento di salvezza”. Poi una sua opinione su Napoli. “Arrivare alla stazione e trovarsi davanti a questa bella piazza, dà un senso di grande respiro e dice che, ancora una volta, Napoli, come le nostre belle città italiane, si apre allo sviluppo e al progresso, e si apre ad essere sempre di più capace di ospitare, con le sue ricchezze, con la sua storia, la sua tradizione, turisti che vengono da ogni parte del mondo”.

 

“L’idea originaria di San Francesco, quando ha fatto il primo presepe, era quella di trasmettere un messaggio – racconta S. E. Cardinale Crescenzio Sepe –. Un po’ come la Bibbia dei poveri, che viene da Giotto in poi: artisti che hanno arricchito le nostre Chiese per quelli che non sapevano leggere e scrivere. Attraverso l’immagine, la Bibbia diventava un’evangelizzazione. Così il Presepe. In particolare, il presepe di Napoli è un messaggio molto speciale: oggi si parla tanto della cosiddetta “teologia incarnata”, cioè teologia vissuta nella vita. Il Presepe Napoletano ha espresso fin dall’inizio questa concretezza di un mistero. Mistero di Dio che si incarna, in un luogo partecipato dalla gente. Sul Presepe c’è quello che vende il pesce, quello che fa il pane, il lavandaio: la vita di ogni giorno, le singole realtà di cui si compone la nostra società. Questa è la vera evangelizzazione: comunicare, anche attraverso le opere d’arte, un messaggio che è parte essenziale della nostra fede cristiana”.

 

“L’intento principale della Fundación Díaz Caballero è quello di diffondere il presepe nel mondo – afferma Antonio Diaz Rubio –. Per noi della fondazione è un evento straordinario e molto importante essere proprio qui a Napoli, che è la culla del presepe. In Fondazione abbiamo vari presepi napoletani. Quando abbiamo deciso di raccogliere i pastori, la prima città che abbiamo visitato è stata Napoli. Custodiamo oltre 90 figure di pastori provenienti dai laboratori di artigiani di Napoli e Ercolano”.

 

“C’è un forte legame tra Napoli e Murcia, che passa attraverso l’arte del presepe in Nicolás e Francisco Salzillo – spiega María Teresa Marín Torres, direttrice del Museo Salzillo di Murcia (Spagna) –. Nicolás in particolare, vissuto a Murcia per 27 anni, nacque a Santa Maria Capua Vetere e ha lavorato in botteghe napoletane, dove ha fatto grande esperienza anche il figlio Francisco”.

 

“A noi conforta l’idea e la consapevolezza che, con l’Accademia delle Arti, Mestieri e Professioni, si stanno facendo cose concrete, rappresentate, oggi, da questo Congresso, inserito nel più ampio progetto della Mostra internazionale del Presepe sulla storia e sulla tradizione, che sta avendo molto successo – spiega il magistrato Catello Maresca –. E, più in generale, da un intervento sociale molto intenso, culminato nell’inaugurazione di una pizzeria, che uno dei ragazzi che ha frequentato il corso di pizzaiolo dell’Accademia ha aperto in via Arenaccia, con le sue forze, la sua dignità, le sue capacità. E da tante altre idee e iniziative che si stanno concretizzando e che danno la forza di andare avanti e, insieme, la consapevolezza che qualcosa di buono si può fare. Servono impegno e network, per dare concretezza alle idee”.

 

“Stiamo cercando, e anche con notevole successo, di far ritornare il presepe a quella che è la sua mission – racconta l’imprenditore ed editore Rosario Bianco –. Parlare di famiglia, di accoglienza, dei temi del Vangelo. È un percorso difficile, soprattutto in questo periodo, ma stiamo attirando attenzione sul tema. Con la Mostra internazionale del Presepe, nella Chiesa di Sant’Angelo a Segno, in via dei Tribunali 45, siamo riusciti a parlare con le scolaresche. Oggi, dopo 50 anni, grazie al sostegno del Cardinale Sepe, che è stato motivatore e sostenitore di questa importante iniziativa, riusciamo ad organizzare un congresso in cui si parla del Presepe come strumento di evangelizzazione”.

 

Il congresso, annunciato in occasione dell’inaugurazione della Mostra internazionale del Presepe, nella Chiesa di Sant’Angelo a Segno, in via dei Tribunali 45 (aperta al pubblico fino al 14 gennaio), è parte di un più ampio progetto ideato e realizzato dall’imprenditore ed editore Rosario Bianco e dal magistrato Catello Maresca, con l’Accademia delle Arti, Mestieri e Professioni e l’Associazione PartenArt. Un progetto che gode del patrocinio del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione e dell’Arcidiocesi di Napoli.

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