IA, a Napoli preoccupano più fake news e lavoro (Ricerca Unipol)

L’Europarlamento ha approvato lo scorso 13 marzo il cosiddetto Ai Act, l’impianto di norme europee sull’Intelligenza Artificiale. Un provvedimento auspicato, come emerge dalla nuova ricerca[1] di Changes Unipol elaborata da Ipsos e mirata ad indagare il rapporto tra gli italiani e l’IA.

 

Il 38% degli intervistati a Napoli ritiene che l’implementazione di regolamenti e leggi severi sull’uso dell’IA sia la soluzione più efficace per prevenire effetti negativi della nuova tecnologia, in particolare per impedire l’eventuale disinformazione generata dal suo utilizzo improprio: pur auspicando un intervento normativo, Napoli è comunque la città italiana in cui questa percentuale è la più bassa (media italiana pari al 44%).

 

Il rischio di disinformazione è, in generale, un aspetto che preoccupa i napoletani in maniera diffusa (62%), ma comunque in misura inferiore rispetto alla media italiana (65%).

 

I possibili effetti della disinformazione generata dall’IA

 

Gli ambiti che potrebbero risentire della disinformazione potenzialmente generata dall’IA vengono individuati nella sicurezza, ad esempio diffondendo false minacce o allarmi (nel 29% dei casi), seguita dall’economia, attraverso manipolazioni del mercato o delle tendenze economiche (29%), e dalla politica, influenzando il risultato delle elezioni (26%). I timori sono diffusi anche per i diritti umani (26%), la salute, ovvero la diffusione di false informazioni su malattie/trattamenti (24%) e per l’educazione, con la diffusione di false informazioni sugli standard educativi e le opportunità (22%).

 

In termini di preoccupazione per le fake news, Napoli è anche la città italiana dove è maggiormente diffusa la convinzione che sia possibile riconoscere le informazioni reali da quelle generate dall’IA: il 46% ritiene che ciò avvenga “sempre o la maggior parte delle volte” (rispetto al 38% della media Italia); il 33% “raramente” mentre solo il 9% sostiene che non sia possibile distinguere.

 

Le misure per prevenire gli effetti negativi della nuova tecnologia informatica

 

In aggiunta all’introduzione di regolamenti e leggi severi sull’uso dell’IA, i napoletani ritengono che altre misure efficaci possano essere la responsabilizzazione delle piattaforme media nel monitorare e rimuovere fake news (34%); lo sviluppo di tecnologie per rilevare la disinformazione (33%) e l’educazione e formazione dei cittadini (22%),

 

A livello generale, comunque, ben l’80% degli intervistati indica come necessaria l’introduzione di almeno una misura di controllo sull’IA per contrastare il fenomeno della disinformazione.

 

L’esperienza d’uso dei napoletani

 

Il 75% dei napoletani ha una conoscenza almeno di base dell’Intelligenza Artificiale, sebbene soltanto il 21% dichiara di conoscerla bene/aver avuto occasione di usarla: una percentuale che colloca però Napoli al secondo posto tra le città italiane, dopo Milano, per esperienza diretta con l’IA.

 

IA tra fiducia e diffidenza

 

La metà dei napoletani (50%) pensa che l’IA avrà sia effetti sia negativi che positivi, mentre il 18% non ha ancora un’opinione o non ha abbastanza informazioni per formarsi un’opinione, ma chi ha invece le idee chiare si divide a metà tra coloro che si dicono attratti e curiosi per l’IA (il 17%) e chi è invece diffidente e preoccupato per le sue implicazioni (il 15%). Napoli è l’unica città italiana in cui gli attratti/curiosi superano i diffidenti/preoccupati.

 

Più in generale, il 63% dichiara di avere un grado di fiducia almeno sufficiente, in una scala da 1 a 10, per questa tecnologia.

 

Le preoccupazioni degli italiani sull’IA per il lavoro

 

Oltre alla disinformazione, le preoccupazioni dei cittadini sull’utilizzo dell’IA si concentrano su alcuni aspetti della vita, personali e collettivi, molto sentiti. Anzitutto sul lavoro, con l’88% degli intervistati a Napoli che ritiene ci sarà almeno uno svantaggio portato dall’introduzione dell’IA: in particolare, i timori si riferiscono alla possibile perdita di posti di lavoro (43%), alla chiusura delle imprese artigianali (29%), alla minaccia per la creatività (28%), nonché alla potenziale invasione nella privacy dei lavoratori (26%).

 

A riconoscere almeno un possibile vantaggio per il mondo del lavoro sono comunque l’83% dei napoletani, che individuano effetti positivi soprattutto nella riduzione degli errori umani nei processi lavorativi (29%), nella possibilità di accedere ampiamente a dati ed informazioni (28%), e nella riduzione del carico di lavoro (26%). Soltanto il 18%, però, indica la creazione di nuovi lavori come un possibile plus.

 

Il futuro dell’IA

 

Guardando ai prossimi 5 anni, i napoletani hanno le idee ben chiare su quali aspetti miglioreranno e quali peggioreranno. Nel primo caso, a beneficiare della diffusione dell’IA sarà soprattutto la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (indicata nel 56% dei casi), seguita dall’aumentata precisione e velocità delle diagnosi mediche (49%), dalla possibilità di fare shopping (46%) e attività di divertimento (46%). Rispetto alle medie nazionali, vengono significativamente indicati gli aspetti della sicurezza pubblica (46%) e della protezione dei dati personali e della vita privata (38%).

 

Infine, secondo i napoletani, con l’IA le opportunità lavorative prevarranno sugli ostacoli per i giovani (il delta tra creare e ostacolare opportunità è positivo e pari a +38 punti percentuali) e per le persone con disabilità (delta +28 punti percentuali), mentre c’è da aspettarsi più ostacoli che opportunità per le persone con una bassa scolarizzazione (delta negativo di –38 punti percentuali), per gli over 50 (delta negativo di –16 punti percentuali) e per gli immigrati (delta negativo di -8 punti percentuali).

[1] L’indagine è stata realizzata presso un campione rappresentativo della popolazione nazionale di età 16-74 anni (oltre 44 milioni di individui) e dei residenti nelle principali Aree Metropolitane (oltre 13 milioni di individui), secondo genere, età, area geografica, ampiezza centro, titolo di studio, tenore di vita, professione e nucleo familiare. Sono state realizzate 1.720 interviste, condotte mediante metodo CAWI (Computer Assisted Web Interviewing: metodologia di raccolta dati che si basa sulla compilazione di un questionario via web).